Diario di Bordo – Day 02


“Cosa succede in città?” Si chiedeva Vasco Rossi con la sua voce di miele bruciato in una canzone di qualche anno fa; succedono moltissime cose, soprattutto all’interno del nostro Festival che è stato salutato fin da subito da un collettivo abbraccio popolare.

Una serata di quelle indefinite a livello meteorologico, e, soprattutto, la spiazzante e bellissima atmosfera degli spettatori, così numerosi nel loro amalgamarsi con quelli provenienti dal Teatro Verdi. Una marea umana che porta colore e sapore, e ci ricorda che la condivisione è un valore aggiunto al quale è un peccato sottrarsi.

Dietro il drappo rosso della prima proiezione, c’è un vecchio amico di SHORTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL, vale a dire Diego Cenetiempo, film maker giovane ma già attento alle tematiche sociali più spinose. 2 PENNELLATE ci introduce in un ambiente ospedaliero dove la quotidianità è intrisa di bocconi amari e di continui spasimi emotivi, specialmente quando è un’infermiera a viverli sulla propria pelle, laddove l’epidermide raccoglie lo zucchero e il sale della vita. La vita, appunto, un diamante unico ed insostituibile che brilla al di là di ogni età, situazione anagrafica, depressione, vincolo morale; una splendida prova narrativa palesemente apprezzata dagli astanti.

Chiunque ami l’ambiente agonistico che attiene al nuoto ed alle sue istanze, saprà cogliere lo spirito fortemente dissacratorio di HOPPTORNET degli autori svedesi Danielson-Von Aertyck. Quasi una tangenziale thriller circoscritta ad una piattaforma sotto l’acqua, ma anche lo spasimo psicologico di chi deve affrontare una discesa non solo fisica. Sapiente l’uso del montaggio, la definiremmo una meridiana delle emozioni a tutto vantaggio della fruizione visiva.

Ecco, quindi, le straordinarie e geniali invenzioni figurative presentate da Aeddan Sussex, britannico fino alla punta dei calzini della sua sagace satira. Siamo in un improbabile ospedale infantile, dove tutti cantano e ballano intorno al tavolo dove vive POTTY THE PLANT, una verdissima creatura vegetale dai sentimenti umani, somigliante alla storica rana Kermit del Muppet Show. Ad un certo punto, la vicenda perde ogni inibizione in una sorta di omaggio palese al THE ROCKY HORROR PICTURE SHOW, irridendo il terrore, il sesso, le convenzioni con un linguaggio a volte vietato ai minori. Viviamo in un’epoca di comunicazione, dove ogni scintilla verbale deve essere collocata nella sua giusta orbita, e, soprattutto, dove gli interlocutori devono interagire polverizzando le tempistiche e le distanze.

Figuratevi come può essere accettato in società un giovane e spaurito individuo che verbalizza un linguaggio tutto suo… Succede in WAVE del cineasta irlandese Benjamin Cleary, che colloca la sua macchina da presa come un pungiglione sociale.

JE NE VEUX PAS MOURIR della coppia Loi-Mangiasciutti si confronta, invece, con tematiche esistenziali ed è un passo in avanti nella descrizione dell’ineluttabile.

Mentre la compagine sportiva è alle prese con la comprensione di questi strani mondiali 2018, è quanto mai attuale la parabola del bambino innamorato del calcio, e, di conseguenza, anelante a possedere un pallone tutto suo. In realtà, l’autore greco Faidon Gkretsikos prende a pretesto la metafora calcistica per raccontarci uno spaccato sociale, il frutto amaro dell’incomprensione tra adulti e minori, il bisogno di aggrapparsi ad un sogno collettivo. Titolo del cortometraggio: BRAZUCA.

Buona parte del patrimonio cinematografico del cinema muto costituisce ancora oggi un punto di riferimento per gli autori, basti pensare a Charlie Chaplin e Buster Keaton. IL POLLO ERMANNO è un elegante omaggio del regista Stefano Lalla a quelle atmosfere senza parole, a quelle risate semplici ed importantissime che hanno rappresentato una linfa primigenea di quella meravigliosa creatura chiamata Cinema.

Proviene dagli Stati Uniti THREE RED SWEATERS dell’autrice Marta Gregory, quasi una macchina del tempo versione celluloide, elegante e sinuosa, condotta con maestria.

Caricaturale nella migliore accezione del termine, la satira di animazione BLACK HOLES dell’autore americano Meat Dept, che sembra una versione onirica di SPACE COWBOYS con Clint Eastwood; qui, signori, si parla di viaggi sulla luna e sembra quasi di rivedere lo storico astronauta Armstrong con la sua parlata Yankee e l’aspetto da American Hero. Semplicemente delizioso.

Siamo decisamente in un altro pianeta quando assistiamo al pericoloso dialogo tra quella che sembra essere una prostituta ed un suo potenziale cliente; attraverso uno scambio di battute a dir poco licenziose, veniamo condotti mediante un filo di Arianna psicologico ad una sconcertante verità. L’opera arriva dalla Spagna ed è firmata Hammudi Al-Rahmoun Font.

Sibilla D’Eramo è stata la prima scrittrice apertamente femminista in Italia, quando queste cose non si dicevano né, tantomeno, veniva apprezzate.

Se ne avete il tempo, andate a recuperare il suo meraviglioso libro UNA DONNA, primo seme di un germoglio destinato a perdurare.

Pensavo a tutto questo durante i diciannove minuti di EDGE OF ALCHEMY di Stacey Steers, il risultato: ben 6000 collage fatti a mano, tutti inerenti al mondo femminile, con un’eleganza ormai rara in un mondo di rumori.

Quando le proiezioni si concludono, è scoccata da poco la mezzanotte, non spuntano carrozze né Cenerentole, ma alcune ritardatarie dal Foyeur del Teatro Verdi, che sembrano gareggiare per bellezza delle sete indossate.

Qualcuno alza i calici verso il cielo, lo consideriamo un messaggio ben augurante, e che il medesimo cielo ci sia propizio nelle serate a venire.

Appuntamento a domenica sera.