DIARIO DI BORDO DI VENERDì 4 LUGLIO 2008

Qual è il battito cardiaco del cinema italiano “a passo ridotto”? Quali risvolti accompagnano le produzioni di giovani autori illuminati dal sacro fuoco dell’arte, e determinati per amore della celluloide ad affrontare sforzi e sacrifici? Il dibattito (lunghissimo) di sabato mattina al Maremetraggio Village si è focalizzato su questo, grazie all’intervento di numerosi addetti ai lavori, registi, personalità del mondo del cinema ognuno con una propria posizione in merito. Pomeriggio poi, traboccante di pubblico per l’atteso incontro con la bella e brava Margherita Buy: in total black compresi gli occhialoni “da diva” che poi si è tolta, capelli biondo miele, si è consegnata al suo pubblico con la candida semplicità che le è connaturata, e l’incontro è diventato affettuoso abbraccio. Serata eccezionalmente al cinema Ariston, nella sua opportuna locazione estiva dell’arena all’aperto, per sette cortometraggi dal notevole peso specifico. Inizio drammaticissimo con “Fair trade” di Michael Dreher: in un ambiente carico di tensione e di complotto, si dipana una gelida vicenda di traffico di neonati, con un finale che lascia ammutoliti; il cortometraggio è il risultato di una cooperazione tra due paesi diversi, Germania e Marocco. “Ela” di Silvana Aguirre è la storia di una bambina che durante un pomeriggio di gioco perde l’amato fratellino per un banale incidente; le sue reazioni, il suo tentativo di autodifesa, i suoi momenti di sconforto, sono resi con viva partecipazione dall’autrice. “Salvador (Historia de un milagro cotidiano)” di Abdelatif Hwidar è di nuovo un ritratto infantile, capace di catturare l’essenza dell’infanzia, terra di transito dai rarefatti, arcani, sottotesti. Qui la chiave narrativa è giocosa, calda, inebriante.

“Kong aan zee” del belga Fedrik De Beul situa alcuni adulti e due bambini di sesso opposto in una vicenda surreale dove un cane irruente ha un ruolo importante: dieci minuti di botta e risposta verbale. Salutato da un sincero applauso finale, “La quela” della spagnola Liz Lobato ci porta nel 1920 sotto il sole di un paesino iberico, dove una soave bimbetta è disposta a fare un patto con il diavolo pur di avere una bambola di cartone: l’otterrà, ma attenti alle conseguenze! Che colpa ne ha un comune individuo se la natura lo ha voluto irrimediabilmente lento? Gli capiterà di perdere il pulmino della scuola, ma anche di essere lodato per le sue doti amatorie; dirige Armando Del Rio, qualcuno dietro chi scrive ribalta addirittura la bibita per le risate. Un giovane zio donnaiolo ed un nipotino apprendista si esercitano su di una spiaggia estiva, ma le tecniche di seduzione hanno il brutto vizio di essere un’arte applicata: questo l’assunto di “Mio tio paco” di Tacho Gonzales (Spagna). La serata si è poi conclusa con il documentario “Gli invisibili – gli esordi nel cinema italiano 2000-2006” del quartetto Christian Carmosino, Enrico Carocci, Pierparolo De Sanctis, Francesco Del Grosso, radiografia accurata sulle difficoltà quotidiane di chi vuole fare cinema costruita attraverso il meccanismo delle interviste incrociate. Appuntamento a sabato, ultimo round di Maremetraggio 2008.
 
Riccardo Visintin

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