LUCI E OMBRE 2008: DIARIO DI BORDO

[b]Ogni soggetto appartenente al consorzio umano reca dietro a sé un bagaglio carico di souvenir unici ed emozioni impalpabili.[/b] Nata dalla sinergia tra due importanti associazioni culturali, Maremetraggio e Alpe Adria Cinema, la manifestazione Luci ed Ombre si è inserita a pieno titolo nel progetto “La fabbrica del cambiamento”.
Non soltanto una serie di proiezioni a tema, ma la concreta occasione per circoscrivere –attraverso incontri e dibattiti- il rapporto tra disagio mentale e cinematografia internazionale.
La settima arte si è sovente occupata di percorsi esistenziali “altri”, laddove l’altro rappresenta una variabile eccentrica che di volta in volta indossa il vestito della genialità, della violenza, della poesia.
Un capolavoro letterario senza eguali (“L’idiota” di Dostoevski) è fuoco ispiratore, per esempio, per il lungometraggio ceco “Il ritorno dell’idiota” di Sasa Gedeon, dove il diverso, che è sempre stato trattato da tale e relegato ai bordi del mondo civile, improvvisamente piomba nel bailamme quotidiano dei cosiddetti “normali”.
Ungherese è invece “Bene, grazie.” (2006) di Vera Janisch, dove l’obiettivo registico femminile inquadra due pazienti colti all’interno e all’esterno di un istituto psichiatrico: il cancello che fattivamente e metaforicamente divide due mondi è sempre difficile da accettare, per chi parte e per chi resta.
“Georgi e le farfalle” del bulgaro Andrej Paounov (2004) è un documentario, non esente da slanci artistici, che racconta le peripezie del sovrintendente di un ospedale di igiene mentale.
Di stretta attualità cinematografica, poi, l’acclamato “Nelle tue mani” (2007) di Peter Del Monte, autore capace come pochi di raccontare qualsiasi storia con la delicatezza di chi sfoglia una margherita petalo per petalo.
Opportuno, in questo senso, il repechage di un altro lavoro di Peter Del Monte, il sottovalutato “Compagna di viaggio”, che nel 1995 unì la coppia Michel Piccoli-Asia Argento, in un rarefatto e doloroso percorso comune attraverso il proprio io.
Il sincero ritratto documentaristico di Giovanni Piperno “CIMAP! Cento italiani matti a Pechino”, lascia il posto a due film cardine sulla malattia, “Senza Pelle” (1994) di Alessandro D’Alatri e “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi (1993), senza dimenticare l’anteprima “Oppio: diario di una donna pazza” di Janos Szasz (Ungheria).
Infine, gli incontri con i registi e gli autori di queste pellicole: momenti per chi scrive di grande impatto emotivo, salutati da un pubblico sempre attento e partecipe, sia nell’ormai familiare sede del cinema Ariston, sia in quella altrettanto accogliente del cinema Nazionale.
Due sedi importanti e una location d’elezione: Trieste, dove la legge 180 di Franco Basaglia rappresenta un simbolo, e dove certe tematiche non corrono il rischio di rifrangersi come onde sugli scogli.
Nel cassetto dei bei ricordi porteremo quindi la simpatia e la solare loquacità di Giovanni Piperno, monopolizzatore di un dibattito confortante sul rapporto dei “normali” con i “diversi”; la misteriosa, ombrosa, tenera laconicità di Peter Del Monte, l’eleganza d’antan, di Anna Galiena, la vulcanica simpatia di Alessandro D’Alatri.
Bellissimo l’ultimo incontro per la premiere di “Si può fare”: tanti protagonisti del film e persino la consegna di magliette a tema: per ricordarci che il confine tra normale tra chiaro e scuro è davvero labile.

[b]Riccardo Visintin[/b]

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