Diario di bordo di martedì 2 luglio

La stagione dell’infanzia è tra tutte quella più capace di trasformarsi da mare in oceano, e poi magari riposizionarsi e diventare torrente, scroscio, goccia.

[:]Maremetraggio 2013 è – anche – un Festival di presenze giovani, che avremo il piacere di veder crescere.
Primo tassello emotivo di questa serata, è Tiger boy di Gabriele Mainetti, un lavoro bellissimo quanto sconvolgente che unisce la fascinazione di un bambino per l’iconografia wrestling alla violenza ed il sopruso di certi adulti nei confronti dei minori.
Che verve fantastica questi iberici! J. A. Duran firma con Sunsed day, un gioco tra epoche e manipolazione temporale in un contesto a metà tra l’hard-boiled e la fantascienza. Tranchant ed inaspettato il finale.
Moj stranny dedushka è un cortometraggio d’animazione curato nei minimi dettagli, un teatrino popolato da piccoli pupazzi su di una spiaggia diurna e notturna, personaggi teneri e sottratti alle leggi del tempo.
Barometro del buon umore in rialzo grazie alla grottesca vicenda clinica pensata da Stéphane Freiss per il suo It is mircaul’ house dove un’attempata degente in adorazione per il personaggio televisivo del Dr. House, è protagonista di una messa in scena surreale.
Arriva poi il Messico non consolatorio e duramente introspettivo di Raúl Sebastian Quintanilla; non soltanto la storia di una violenza efferata ai danni di un cane indifeso, ma un groviglio psicologico di quelli cattivi, che grondano lacrime, sangue e disperazione.
Soffice, delicato come una carezza materna è l’ambiente esterno di Come what may; il sole si rifrange sugli alberi, tutto è luce e campagna, ma si tratta di una storia di malattia vissuta da una coppia non più giovane. Anche qui il registro finale non manca di sorprendere lo spettatore.
Dolcissima la fiaba sentimentale pensata dalla regista Kasia Wilk per il suo Bear me: un lavoro d’animazione dove una ragazza dai vasti orizzonti sentimentali sceglie prima un orso come partner amoroso, e poi – delusa dal medesimo – un altro rappresentante del regno animale. Per la cronaca, è una co-produzione tra la Germania e la Polonia.
Ancora risate di quelle frizzanti, come una bella coppa di spumante, per l’equivoco sessuale voluto da Christopher Stollery per il suo dik: bravissimi gli interpreti, compreso il piccolo figlio incolpevole oggetto della crisi di coppia.
Pino Quartullo non è certo un debuttante, per quanto riguarda il cinema italiano può vantare nel suo scacchiere alcune prove dignitosissime; con E la vita continua si impegna nel cortometraggio a sfondo sociale, si parla di trapianto d’organi ed è materia da far tremare i polsi. Menzione d’onore per un cast che allinea tanti volti noti, da Cesare Bocci a Laura Lattuada,  passando per Ricky Tognazzi.
Quali disagi – anche colorati di parossismo – comporta parlare due lingue diverse?
Andrebbe chiesto alle simpatiche nonnine rumene di  Pui, cartofi prajiti si-o Cola, che faticano a star dietro ad un adolescente davvero tanto diversa da loro. Risate assicurate, dirige Emanuel Parvu.
Conclusione all’insegna del… bello e cattivo tempo, per il fulminante (nel vero senso della parola) Chuzos de punta di Suda Sanchez: un bozzetto on the road allegro come un sorso di fruttata sangria.
Mentre la platea piano piano fluttua verso la notte caldissima, diamo appuntamento a mercoledì sera. 

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