Diario di Bordo – Day 8


Venerdì 8 luglio – Day 08

Gente che va, gente che viene; in questi giorni caldissimi il nostro Festival è tutto un susseguirsi di incontri e di appuntamenti.

La location di Piazza Verdi a due passi dal mare coniuga l’aspetto classico e maestoso del Teatro medesimo alle mille immagini scintillanti che provengono dal megaschermo.

Tecnici, maestranze, giovani collaboratori e fotografi sono i coriandoli colorati e vivaci di una festa anche si rinnova.

Ritroviamo un vecchio amico della nostra manifestazione, vale a dire il regista e sceneggiatore Stefano Viali, che come evento extra presenta il suo corto Fatti osceni in luogo pubblico.

In una cornice quasi fantascientifica, a Trieste, si immagina una società nel non lontano futuro dove gli extracomunitari rappresentano la maggior parte della popolazione.

In questo scenario si inquadra la vicenda privata di una donna vittima di un furto d’appartamento; Stefano Viali costruisce una tensione costante che poi sfocia nel poetico messaggio finale, una sorta di avvertimento affettuoso in previsione di un mondo sempre più multietnico.

Iniziano poi le lunghe visioni della sezione Maremetraggio, con Nuvola di Giulio Mastromauro; due costellazioni completamente diverse a confronto: un uomo anziano sconfitto dalla vita e una piccolissima creatura depositata come un pacco postale.

In una storia che promuove più i silenzi che le parole, scopriamo come anche nelle stagioni più appassite della vita possa rinascere una speranza ed un bagliore di purezza esistenziale.

Al matrimonio pensiamo sempre come momento di comunione spirituale e fisica, un orchidea gravida di petali da condividere in due; purtroppo in certi paesi di questo nostro strano mondo le nozze rappresentano un sopruso, una violenza inaccettabile, un vero e proprio schiaffo morale e fisico al libero arbitrio. Ne parla in maniera antistorica Omid Khalid con Dark to Dark.

Ancora uno sguardo attonito sul mondo dell’adolescenza femminile, una conchiglia che si schiude poco a poco, molto spesso risentendo delle ghiacciaie erette dal mondo esterno.

Gownojady di Agata Wojcierowska non è solo la storia di un papà scienziato e di una figlia che non riesce ad accettare la sua severità ma anche una allegoria fantastica piena di smog, i lacustri.

Come i granchi che molestano la protagonista, le chele della vita possono rappresentare un ostacolo anche molto doloroso.

Ecco a questo punto la fauna modello cartoon di Alike della coppia Martinez Lara – Cano Méndez, dove i personaggi curiosi e filiformi si interrogano sul senso dell’esistenza.

È invece tutto italiano il paradigma di ambito agreste voluto da Davide Minnella per Il potere dell’oro rosso, gustosa contrapposizione tra il mondo pugliese e quello sub-equatoriale.

Naturalmente la cosa si risolve in una appetibile commedia di costume.

Due tematiche completamente diverse come la passione sportiva e lo spettro della guerra convivono nel cortometraggio Tišina mujo di Ursula Meier, che coglie puntualmente gli azzardi e il contraltare del nido adolescenziale.

In Sous tes doigts, l’occhio cinematografico femminile della regista francese Marie-Christine Courtès ci consente di conoscere il rapporto di popolazioni lontane dalla nostra in merito al lutto ed alla memoria; molto spesso queste ricerche espressive contengono anche delle rapsodie visive che parlano di Mito, di Fato, di Eterno.

Risorse narrative puntuali anche nel successivo Zawadi di Richard Card, lavoro per immagini di tutto rispetto che proviene dal Kenya.

Opera cinematografica a quattro mani, Dove l’acqua con altra acqua si confonde della coppia Mangiasciutti – Loi è una sorta di elegia del nuoto, dell’acqua come elemento protettivo talmente convincente a livello descrittivo che potremmo concretamente sentire l’odore ed il sapore del cloro delle piscine.

Nuovamente l’adolescenza alla ribalta, mille specchi cinematografici che restituiscono antefatti e momenti di vita diversi tra di loro; Sali di Ziya Demirel conosce momenti di pura emozione e ci porta in Turchia, ad Istanbul attraverso gli occhi di una splendida ed interrogativa teenager.

Come sempre quando la sera si trasforma in notte, non disprezziamo qualche cortometraggio divertente che oltretutto ha il merito di farci metabolizzare le visoni precedenti, La colina di Lawrence Rowell necessita di soli due minuti di narrazione per catapultarci nel suo mondo animato, dove i vecchietti di Barcellona vivono serenamente e non c‘è spazio per la malinconia.

Molto più impegnativa la metafora metropolitana di La Valse mécanique, nel quale personaggi d’animazione allampanati e scheletrici deambulano in attesa di una scarcerazione morale forse imminente.

Conclusione con una produzione tutta al femminile, Zelos di Thoranna Sigurdardottir…nessuno più di una donna può raccontare un’altra donna, anche se qui siamo nei paraggi del genere fantascientifico.

Davvero inquietante la vicenda di una figura femminile che acquista un clone di se stessa, un piccolo incubo domestico che a tratti ci ricorda un vecchio romanzo fantastico La fabbrica delle mogli di Ira Levin.