A cinque anni dalla sua opera prima, Mirko Locatelli torna a Trieste con il suo nuovo film

A cinque anni da “Il primo giorno d’inverno”, in concorso a Maremetraggio 2009, Mirko Locatelli torna a Trieste con la sua opera seconda, “I corpi estranei”. Il film sarà in programmazione al Cinema dei Fabbri a partire da sabato 5 aprile.

[:]Dopo la presentazione in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma e i riconoscimenti al 12. Pune International Film Festival (Migliore regista) e al Festival Premiers Plans d’Angers (Migliore attore), arriva nelle sale italiane dal 3 aprile I CORPI ESTRANEI, l’opera seconda di Mirko Locatelli (Il primo giorno d’inverno), interpretata da Filippo Timi e dall’esordiente Jaouher Brahim.

Antonio è solo a Milano con il suo bambino, Pietro, affetto da una grave malattia: sono arrivati al nord per cercare uno spiraglio di salvezza. Jaber, quindici anni, vive a Milano con un gruppo di connazionali: è emigrato in Europa da poco, in fuga dal Nord Africa e dagli scontri della primavera araba. L’ospedale è una città nella città dove entrambi sono costretti a sostare: Antonio per guarire Pietro, Jaber per assistere il suo amico Youssef. La malattia è l’occasione per un incontro tra due anime sole e impaurite, due “corpi estranei” alle prese con il dolore.

“Come raccontare la malattia di un bambino e il dolore di un padre? Con quali immagini? Ecco le prime domande che mi sono posto scrivendo I corpi estranei, come sempre insieme a mia moglie Giuditta Tarantelli, co-sceneggiatrice e co-produttrice dei miei film. Siamo voluti partire da due parole chiave: dignità e pudore. La dignità di Antonio, eroe silenzioso, lontano dalla famiglia per proteggere suo figlio; quella di Jaber, poco più che un ragazzino, che si muove quasi sempre nel buio, come fosse a guardia del corpo, ancora vivo, del suo amico Youssef; e quella di tutti gli uomini e le donne che lottano per la sopravvivenza, propria o dei propri cari, nella corsia dell’ospedale come tra i bancali di un mercato notturno. Il pudore, poi: quello che in fase di scrittura avevamo voluto appartenesse ai nostri personaggi, e con cui poi ho voluto raccontarli, come fossero protagonisti di un documentario, per tutelare i loro corpi, i loro sentimenti, i loro rapporti, quando si scrutano, si odiano, si aiutano o stanno fermi ad aspettare nella speranza che qualcosa, attorno a loro, possa cambiare”. (Mirko Locatelli)

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