Diario di bordo – day 01

Diciotto scintillanti candeline campeggiano sulla torta di SHORTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL!

Siamo maggiorenni ed orgogliosi di esserlo; un orgoglio confortato dalla consapevolezza di essere stati sempre presenti laddove si producono buone immagini, talenti, idee, progetti nel segno della seduzione visiva.

Conferenza stampa nella suggestiva sala Bobi Bazen di Palazzo Gopcevich, attenzione signore e signorine al tacco dodici, perché i pavimenti di bel legno profumano di cera appena passata.

Serata ventilata in Piazza Verdi sabato sera, ed ecco inatteso e piacevolmente sorprendente il primo evento della rassegna; LE SVENTURE DEL SIG. MO-KI-TO’ non spende il linguaggio filmico, ma è bensì una raffinatissima evoluzione in danza ad opera della Compagnia Teatrale Devenir.

Semplicemente formidabile il ballerino ed artista Gustavo Vallejos, diretto da Jorge Demarco, mentre il pubblico approva, stupito.

Le presentazioni di rito vedono discorrere piacevolmente gli organizzatori del Festival, che dopo le doverose coordinate fornite al pubblico lasciano il posto alle numerose proiezioni della serata.

Di quale colore è la sabbia del Senegal? Di quale istanza si ammanta il suo cielo, reale e metaforico? E soprattutto: quanto sappiamo di questi personaggi di colore, giovani ed anziani, che ci scorrono davanti? SAMEDI CINEMA di Mamadou Dia non è soltanto la storia di due giovani, ci restituisce invece uno spaccato di vita di cui ancora sappiamo troppo poco.

L’arte di Tersicore attira con sé gioie, dolori, sommovimenti caratteriali che sono probabilmente ignoti a chi non si è mai cimentato con le griglie roventi del mondo-danza; ne fa le spese un giovane ballerino infortunato in SUSPENDU di Elie Grappe, autore svizzero che regala un ritratto filmato ricco di spirito da Vecchia Europa.

Il gusto di un painting surreale e solo apparentemente freddo (pensiamo ad un autore evocativo come Granger) sembra ispirare la coppia Hagage – Gomez, che nel loro BELOW 0° ci raccontano un paesaggio da Antartide, di quelli che non perdonano operando sulle metodologie del cinema d’animazione.

Tutt’altra temperatura psicologica per THE OTHER SIDE OF DOOMAN RIVER di Sewoong Bae; un resoconto color fango sul dramma di chi cerca di scappare dalla Corea del Nord per raggiungere una sponda opposta sempre più lontana.

Molto gustosa la satira sui moderni mezzi di comunicazione fornita da Davis M. Lorenz con #SELFIE della serie: come rovinare una lieta vacanza a Berlino. La dimostrazione che la tempistica più evanescente può bastare per arrecare danni anche irreparabili nel guscio di un ménage familiare.

Puntuali e simpatici i due giovani protagonisti.

Un piccolo grande prodigio artistico ci viene fornito da Boris Seewald con DISCO: una quantità sterminata di disegni su carta prende vita attraverso una spirale di coreografie mai stucchevoli o scontate.

In un bellissimo e poco conosciuto film di Dino Risi, FANTASMA D’AMORE (1981), Marcello Mastroianni reincontrava la storica fidanzata Romy Schneider sottoforma di ectoplasma; una similare ricerca del tempo perduto coinvolge la protagonista di INGRID & THE BLACK HOLE di Leah Johnston, struggente e poetico.

Mentre alcune incuriosite turiste straniere commentano in un linguaggio incomprensibile le immagine a loro appena presentate, ecco irrompe sullo schermo PARENT, TEACHER di Roman Tchjen; in un contesto scolastico, tra le spire di una materia filmica quasi thrilling, il dialogo tra un padre e una giovane insegnante ci introduce in una tematica sempre scottante come quella della violenza infantile ed adulta.

Scandinavia, terra di laghi e di vegetazione lussureggiante: quale contesto migliore per ambientare la simpatica storia del pescatore canterino di VAND di Philipp Andonie; attenzione perché l’humor macabro è in agguato!

Ancora buono, anzi buonissimo cinema, con la storia di amori adolescenziali pensata dal cineasta olandese Sven Bresser per il suo CAVELLO: anche qui si parte da un contesto privato e psicologico per arrivare ad un’evoluzione finale inaspettata.

Proseguiamo avanti con LIFE JOURNEY di Sajedur Rahman, ancora una volta una metafora esistenziale di quelle che riguardano a pieno o medio titolo tutti noi.

La drammatica partita di calcio giocata dai protagonisti di PENALTY del nostro Aldo Iuliano si trasforma in un incubo di morte e di violenza, mentre una fotografia aspra illumina dei martiri – manichini strozzati dal proprio vortice.

CENTAURO di Nicolàs Suarez possiede una cifra estetica talmente esotica da ricordare certi memorabili film di Glauber Rocha.

Il mappamondo di SHORTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL si congeda per la serata di sabato con i due minuti di ALONE WITH EVERYBODY di Andrè Viuvens; si tratta esattamente del poema omonimo di Charles Bukowski, incredibilmente raccontato in un così esiguo spazio immaginifico.

Siamo di fronte ad importanti immagini che chiudono una pregevole serata di cinema e scenografica eppure la marea umana della notte bianca triestina, elemento di colore e di sapore aggiuntivo.

La giovane spettatrice accanto a noi sorride compiaciuta, ed un sorriso è sempre un bel modo di approvare qualsivoglia opera d’arte. appuntamento a domenica sera.

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