Diario di bordo del 1 luglio

Simile ad una bellissima giostra (ovviamente cinematografica), la seconda settimana di Maremetraggio 2010 allinea appuntamenti di prestigio, dibattiti e proiezioni a tamburo battente.

Il pomeriggio incandescente vive uno dei suoi momenti migliori con il premio Internazionale per la Sceneggiatura “Mattador”.
Altrettanto atteso l’incontro con Gianclaudio Cappai al Teatro Miela, preceduto dalla proiezione del suo “So che c’è un uomo” che rappresenta l’evento Extralarge.
La serata di celluloide inizia come da copione con tre cortometraggi recuperati dalla serata di sabato.
“Lesh Sabreen?” di Muayad Alayan (Palestina) è una virulenta e passionale storia di emancipazione dai dogmi politici e sociali.
Per amore un ragazzo ed una ragazza sfidano il mondo.
“Le Genre Humain” di Patrick Bossard è purtroppo andato in onda con problemi tecnici; rimane l’impressione di un’opera raffinata, quasi boulevardienne.
“True Beauty This Night” di Peter Besson (USA) è un divertente e surreale racconto amoroso nato dopo una rapina; come spesso succede in questi cortometraggi il regista si diverte a giocare con il pubblico come un gatto con il topo.
Inizia quindi la programmazione normale con il cortometraggio “Mama” di Gèza M. Tòth, una specie di sogno sopra una terrazza, dove una ragazza allinea i panni di un bucato infinito mentre il mondo dietro a lei assume proporzioni stravolte.
Una visione eccentrica, gradita dagli astanti.
Una commedia che sembra seduta su una miccia surreale è quella ordita da Philippe Lamensch per il suo “Legende de Jean l’inversè” (Belgio), storia di un personaggio nato con i piedi alla rovescia.
“Jesusito de mi vda” (Spagna) di Jesus Perez Miranda recupera le forme acenstrali del sogno infantile in una cornice soffusa.
Chiaramente autobiografico.
“Sputnik 5” diretto da Susanna Nicchiarelli è uno spaccato di pregevole animazione sviluppato sulle tematiche care a questa regista. Presente a Maremetraggio 2010 anche con il film “Cosmonauta” l’autrice conferma l’impressione di un talento in divenire.
Ancora Italia per “L’arbitro” di Paolo Zucca, prodotto dall’istituto superiore etnografico di Nuoro: un film che utilizza ancora una volta l’universo calcistico per parlare di percorsi umani.
Tensione emotiva in crescendo per “Directions” di Kasimir Burgess, lodevole soprattutto per l’estremo controllo della macchina da presa negli spazi aperti.
“After Tomorrow” di Emma Sullivan è un altro momento intenso della serata: come diceva Ingmar Berman, quando si parla di contatti umani è bene bilanciare i silenzi con le parole; forse addirittura commovente nella sua rarefatta fattura.
Ha i toni del giallo suburbano “Taxi Wala” di Lola Frederich, dove in fondo il tema nodale è sempre la ricerca di una direzione.
Di nuovo Spagna con il giovane regista Mario De La Torre che firma “La Condena”, ove i protagonisti sono semplicemente perfetti.
Quando ormai è notte fonda (ma il pubblico è rimasto in platea) giunge il momento della coppia Robin Noorda – Bethany The Forest con “Red-End And The Seemingly Symbiotic Society”: sottolineato da una incessante litania techno, seguiamo attoniti per la qualità tecnica delle immagini le vicissitudini di una comunità di formiche; produce la “Rocketta Film” di matrice olandese.
Appuntamento non solo per venerdì sera, ma anche per tutta la giornata di venerdì poiché non ci sarà il tempo di annoiarsi con le molteplici proposte di Maremetraggio 2010.

Riccardo Visintin

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