Diario di bordo di sabato 28 giugno 2014

inaugurazione-39L’International ShorTS Film Festival 2014 festeggia il suo quindicesimo compleanno, un traguardo importante che coinvolge moltissime persone e realtà artistiche, nella convinzione che il linguaggio cinematografico è un continente sempre da esplorare.

Già dalla conferenza stampa di venerdì 20 giugno è apparso evidente l’intento di costruire ancora una volta insieme una struttura culturale che non dimentica il passato proiettando nel futuro tutto quello che non è ancora stato espresso.

Per la prima volta, il festival si fregia di un marchio internazionale e non a caso dalla copertina del catalogo e del programma un bel rosso magenta annuncia che sta per aprirsi il sipario su di un autentico International shorTS film festival.

Partecipazione, vivo calore umano sono i primi battiti emotivi che si percepiscono durante l’inaugurazione ufficiale al Caffè Verdi, durante l’affollatissimo happy hour.

Serata calda non solo per la temperatura, tanta trepidazione e una platea bella piena in piazza Verdi: si può cominciare.

Apre Alessandro Bardani con “Ce l’hai un minuto?” sorta di apologo metropolitano su chi informa e chi desidera essere informato, naturalmente non dimenticando chi siamo in pieno clima nazionalpopolare, nel senso più divertito e ruspante del termine; gara di bravura per i due interpreti Giorgio Colangeli e Francesco Montanari.

Una vera e propria ode all’umorismo macabro ci è fornita dal tedesco Peter Baumann, una presenza umana ormai nel mondo dei più, fornisce lo spunto per peripezie grottesche e … transfrontaliere. L’opera, palesemente gradita dal pubblico si intitola “Border patrol”.

Nessuno come i francesi riesce a rendere drammaturgicamente quella particolare malinconia che non guarisce con un pianto sul cuscino … “Avec le temps” dello spagnolo Ivàn Dìaz Barriuso non è solo un omaggio al capolavoro cantautorale di Leo Ferré (ricordate la sublime versione italiana di Patty Pravo?), ma anche uno strumento prezioso per rammentarci la fragilità del tessuto vitale.

Adrenalina emotiva in salita con “Above the sea” che proviene dalla Cina ed è diretto da Keola Racela; è un film che non conosce mezzi termini nella descrizione di una Shanghai old-style senza zucchero, dove i soggetti umani femminili sono privati del libero arbitrio, immolati sul tetro altare della corruzione.

Atmosfere decisamente più rilassate nel cortometraggio d’animazione “Zweibettzimmer” del tedesco Fabian Giessler, dove un baffuto e attempato omino non nasconde il proprio rammarico per la posizione del suo letto d’ospedale; ne vorrebbe uno dal lato “nobile”, poi investe l’altrettanto anziano compagno di camera del ruolo di “guida turistica” … il tutto finisce in maniera sottilmente beffarda.

La metafisica della vita e della morte è il cuore di una delicatissima coproduzione Turchia-Francia, “8 ay” del giovane regista Huseyin Aydin Gursoy. Esistono tratti di intima emozione in questa storia di agnizioni e di comunicazioni negate.

Vi sono dei momenti nel tortuoso e a volte inestricabile groviglio di connessioni visive in cui come per una magia alla Houdini tutto combacia alla perfezione; “Josephine and the roach” dello statunitense Jonathan Langager fa convivere attori reali con altri d’animazione ed è una sublime e fantastica storia d’amore tra una ragazza ed uno scarafaggio ammirevole per romanticismo e forza seduttiva; il tutto accompagnato da una fisarmonica da bistrot parigino.

Siamo nel cuore della serata: anche la sbornia mediatica dei mondiali va scemando, dalla vie intorno sentiamo segnali di vita giovanile, ed è in fondo il classico happening del sabato notte.

Ecco dallo schermo le immagini piene di significato di “The interviewer” di Genevieve Clay-Smith, davvero non dimenticheremo facilmente questo giovane manager di successo che è quasi assurdo definire portatore di handicap; ci sono tanti buoni motivi per considerarlo un codice di comportamento morale oltre che un bozzetto umoristico.

Dal Messico arriva “Musica para después de dormir” di Nicolàs Rojas Sànchez: questa volta il linguaggio narrativo è soprattutto quello musicale, specialmente quando vi si trova rifugio e caldo riparo alle ineluttabilità del destino.

Ancora musica, stavolta pensatela di colore blu perché in fondo questo è lo stemma del pentagramma d’animazione “Lami” di Cristophe e Oliver Defaye, una coppia che predilige il racconto elegante e forse anche un po’ retrodatato: alla ricerca della melodia con la m maiuscola!

Chiusura all’insegna del dramma sociale di quelli che non perdonano per “Rotkop” di Jan e Raf Roosens: la crudeltà a volte davvero acida e senza quartiere di certa gioventù contrapposta al bisogno di vincere la malattia; tematiche di sostanziosa entità molto ben risolte drammaturgicamente da una filiera di giovanissimi interpreti.

La notte è ancora giovane per chi vuole ballare e divertirsi, l’appuntamento è naturalmente per domenica sera con l’International ShorTS Film Festival.

Riccardo Visintin

 

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