20° ShorTSIFF – Diario di bordo del 28 giugno 2019

Immaginate un elegante salone in penombra, stile art déco.

Qualcuno, vestito con una bianca livrea, sopravanza trasportando una torta da vista panoramica.

Appare chiaro a tutti che c’è un compleanno da festeggiare, i nostri primi vent’anni all’insegna delle grandi e piccole immagini.

Tanto affetto e presenze familiari già alla presentazione del Festival a Palazzo Gopcevich, poi questa immensa bolla di caldo incandescente si scioglie nella prima serata in Piazza Verdi.

Si inizia con le tragicomiche e surreali vicende dei protagonisti di ALL INCLUSIVE di Corina Schwingruber; si tratta di una cineasta svizzera molto abile e sottile nel manovrare i suoi personaggi/marionette coinvolti nei pesi specifici della Grande Navigazione.

Il linguaggio dei segni è un acquario doloroso in cui nuotano figure di rara intensità emotiva, ne fa fede la bionda e tenera bimba protagonista di THE SILENT CHILD a firma del britannico Chris Overton.

Assistiamo ad un lavoro dal grande impegno sociale che ci mostra il diverso e la sua incredibile ricchezza di risorse umane e spirituali.

Si allentano i toni grazie al bozzetto umoristico spagnolo a firma di Felix Colomer che con il suo SEA coglie la poesia all’interno di una situazione ironica; molto coordinate e plausibili le due squisite interpreti. Due donne, un metrò e qualcosa di sorprendente…

Realtà virtuale, che passione! Peccato che la presunzione umana di poter dominare la macchina non venga puntualmente disattesa con effetti esilaranti. Succede in BUG del francese Cedric Prevost.

ENTROPIA dell’autrice ungherese Flora Anna Buda ci conferma un adagio che portiamo avanti dagli albori della nostra manifestazione: lo sguardo femminile reca sempre con se il tutto e il suo contrario.

Ancora una donna dietro la macchina da presa per il cortometraggio VIA LATTEA; Valeria Rufo alza il termometro della tensione alle stelle in una storia di sassi gettati in mare e di violenza esacerbata.

Mai tematica fu più di scottante attualità: clandestini ed annessi recinti umani trascinati nel gorgo delle autostrade sotto gli occhi di un bambino che già non conosce più il morbido dell’infanzia; il corto si chiama NIGHT SHADE di Shady El-Hamus.

Dai tempi del vecchio e caro Melìes la luna è una signora argentata che sta molto in alto e ci fa sognare e che oltre tutto sorride quando si parla di lei in termini umoristici.

In LUNAR-ORBIT RENDEZVOUS della canadese Melanie Charbonneau una variopinta vicenda di coppia sulle vie siderali vi farà ridere e scoprire nuovi spunti relazionali.

Torniamo sui sentieri italiani con un’opera degna della massima stima: QUELLE BRUTTE COSE di Loris Giuseppe Nese, il cortometraggio ci palesa paesaggi di pasoliniana memoria, bambini che mal si destreggiano nella caverne psicologiche degli adulti mescolati a scene di ordinaria quotidianità.

Mentre la temperatura continua la sua opera di tortura a danno di noi poveri umani ecco un cubetto di ghiaccio horror di terrificante fattura MILK del canadese Santiago Menghini.

Un abbraccio fraterno da parte dei cinefili nei confronti di questo sadico burattinaio di sapienti spaventi.

Il profumo dello shampoo alla vaniglia della ragazza seduta accanto a noi è l’ultima impressione olfattiva di una serata bollente ma speciale, la prima del nostro ventennale.

Appuntamento a sabato sera.

Riccardo Visitin

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