Diario di bordo di giovedì 3 luglio

Senza un attimo di tregua, titolava negli anni Sessanta un bel film d’azione con Lee Marvin.

Hazel_webFacciamo nostro questo assunto per parlare dei giorni centrali dell’International ShorTS Film Festival 2014, che moltiplica le occasioni di incontro e ci regala momenti di adrenalina pura.

Ecco il premio “MATTADOR”, che ogni anno rinnova il ricordo del nostro amico Matteo Caenazzo ed è finestra spalancata su nuovi talenti autoriali.

Salutato da applausi scroscianti ecco il cortometraggio “e tu?” di Giorgio Salamone; Maurizio Soldà, attore non comune a partire dalla fisicità, regala il suo volto lordo di sangue ad una storia terribile che si chiarisce solo nella sequenza conclusiva.

Variopinta da far guarire un daltonico, la coppia figlio madre di “Hazel” dello svizzero Tamer Ruggli è introdotta dalle note di “Pata Pata” della indimenticabile Miriam Makeba; si tratta di un lavoro malizioso ed erotico, caustico nel prendersi gioco del focolare domestico.

Un campeggio, un ragazzino introverso, una piccola e bionda compagna di giochi che lo incita al dialogo, il padre di lei, la spuma del mare e le onde, bellissime ed ipnotiche…sembrerebbe una cartolina delle vacanze, ma attenzione, qualcosa non è come sembra e la vicenda assume connotati quasi thriller.

Dirige una donna, la francese Mathilde Bayle; titolo del corto “Le maillot de bain”.

Co-produzione tra la Francia e l’Argentina “Padre” di Santiago ‘Bou’

Grasso ci immerge in un piccolo mondo di legno e di ombra dove una donna e il padre anziano convivono con gli spettri di un antico passato militare.

Un uomo semplice e di origini campagnole crede di aver concluso un affare d’oro cedendo la propria mucca; peccato che la sventurata debba morire di carestia, crudele attrazione in un museo di un altrettanto crudele happening d’arte moderna; nonostante l’impegno del contadino la storia non finirà bene.

L’autore del cortometraggio non ci somministra pillole della felicità, il reale è cattivo, e così va raccontato. Vaca-finlandeza_web

I credits del lavoro sopracitato sono i seguenti: “Vaca Finlandeza” è il promettente titolo, dietro la macchina da presa il romeno Gheorghe Preda.

Spalancate i vostri occhi! Arrivano accompagnate da una colonna sonora assordante le lumache formato gigante di “Cargols!” di Geoffrey Cowper.

Il film attinge da un’immaginario collettivo infarcito di teen-agers, mostri BLOB-Style, indiavolate boy-bands…un circolo adolescenziale con diverite e consapevoli citazioni.

Chi scrive è un vero e proprio adoratore del cinema horror, viziato quindi da innumerevoli visioni che accellerano il battito cardiaco; da tanto non mi capitava di vedere un sapiente ed accurato meccanismo di tensione come quello pensato da Nicola Prosatore per “Il serpente, niente è come sembra”; una frenetica favola nera che non lascia respiro introdotta dal formidabile assolo recitativo di Cesare Bocci al bar.

Avete mai provato a pensare a quanti strani incontri si consumano su di un tram o qualsivoglia altro mezzo di trasporto?

“Don’t let the door hit you on your way out” è la storia di una vecchia e supponente signora inglese che avrà i suoi grattacapi a causa di un incontro inaspettato: un piccolo film garbato e divertente.

“Bishtar Az Do Saat” di Ali Asgari arriva nel cuore della serata ed è una dolorosa vicenda di ospedali e di gravidanze dove due anime trafitte si allontanano dalla bellezza dello stare insieme.

Senza alcun risparmio in tema di umorismo sessuale e di corrosiva analisi degli ambienti sociali, ecco arrivare dalla Svezia “Adelshingst”

della coppia S. Priftis e L. Hartin.

E’ un lavoro che ci inserisce fin dai gialli cartelli d’apertura e mediante la tecnica del collage in un clima politically uncorrect da cartone animato capriccioso.

Chiusura all’insegna dell’analisi comportamentale senile per “Dotty”

della coppia neozelandese M. Andrews e B. O’Gorman; quasi una lenta partita a ping-pong, ovviamente in senso recitativo, tra le due protagoniste Joyce Irving e Alison Bruce.

Per stasera è davvero tutto, appuntamento a venerdì per le numerose occasioni di incontro e di confronto.

Riccardo Visentin

 

Diario di bordo di mercoledì 2 luglio

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Giappone che passione! Al pari di un frutto esotico dagli spicchi tutti da scoprire, l’Oriente sfodera il suo sorriso enigmatico attraverso le Japan Nights presenti all’International ShorTS Film Festival 2014.

Teatro Miela, quindi all’insegna della tradizione e del misticismo grazie alle danze tradizionali e alle proiezioni di cortometraggi offerti dall’ International Shorts Film Festival.

Metereologicamente instabile, il clima promette qualche goccia di pioggia ma poi si pente, e in Piazza Verdi fluiscono immagini e persone.

 

Apre la serata Adriano Valerio con “37°4 S”, ancora una volta una storia giovanile di confini e di attese, di ricerche introspettive a proposito di quello che Werner Herzog definiva “l’altrove perduto”.

Riprese fluenti al rallenty, stupende immagini di paesaggi innevati, l’analisi e la cronaca di una civiltà arcaica dove esistono rigide regole a cui si assoggettano adulti e bambini; il cortometraggio turco “Agri ve Dag” non sarebbe dispiaciuto ad Ermanno Olmi, per il senso del tempo e dello spazio.

Matt Worthington è inglese, molto giovane, ed ha scelto come prova narrativa la parabola nera di un uomo totalmente diverso da quello che era un tempo; imprigionato dal ricordo di un passato fatto di guerra e di audacia, vive il suo inferno personale nella angusta gabbia di una roulotte.

Eccellente prova interpretativa da parte di Nigel Harris, oltretutto parliamo di una produzione estremamente low-budget.

I confini e le frontiere sono istanze a cui nessuno può sottrarsi, nemmeno chi crede nei sentimenti e si pasce della musica divina di Giuseppe Verdi; delizioso ed ironico, il bozzetto romantico pensato dal tedesco Daniel Butterworth per “Die letze Grenze” conserva un sapore contadino da torte di mele della nonna.

Impagabile, poi, il granitico lottatore protagonista di “Harald” di Moritz Schneider: un cortometraggio di animazione sulla difficile convivenza tra un gigante buono e la sua brutale e cinica madre…l’amore per i fiori non del nostro colossale amico non sarà tradito!

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La critica cinematografica e teatrale stavolta è unanime: Roberto Herlitzka è uno tra gli attori italiani più pregiati, valore confermato dalla sua recente prova nella “Grande Bellezza” di Sorrentino; stavolta dona la sua voce unica e la sua saggezza di uomo ed interprete alla nostra Donatella Altieri per “Genesi”.

Siamo di fronte ad un’opera che parla di morte, di vita, di infanzia e dove i bambini interpreti fanno a gara di bravura con gli adulti.

Danimarca, terra di enigmi geografici ed umani, paese anche aspro se vogliamo, non conciliante; tutto questo viene analizzato con accorta partecipazione di G. A. Gudmundsson, creatore di “Hvalfjordur”.

Nel cuore della serata, ecco arrivare i religiosi iper-verbosi e dubitanti dello spassoso “Preti” di Astutillo Smeriglia, che con raffinata crudeltà fa a pezzi luoghi comuni ed amene banalità su un tema delicatissimo; a memoria di chi scrive è la prima volta che al cinema si prova a parlare di certi argomenti senza risentire del loro notevole peso specifico.

Altrettanto degna di menzione la favola social musicale proposta da Alessandro Grande con “Margerita”: potrebbe essere la cronaca di una tentata effrazione ai danni di un prezioso violino, ma forse come nella migliore tradizione cinematografica, qualche sorpresa è nascosta dietro la panchina.

Ciliegina sulla torta, la partecipazione del grande Moni Ovadia, che già una volta a teatro fu un “violinista sul tetto”.

Conclusione di serata con il protagonista irrealizzato di “Die ruhe bleibt” del teutonico Stefan Kriekhaus, che ci racconta quanto è difficile fare cinema, tra riprese interrotte ed intoppi tecnici.

Buonissima l’ambientazione, l’uso delle voci – off, insomma un backstage autoironico in piena regola.

Stavolta il cielo è davvero cupo, e mentre lo schermo si spegne in Piazza Verdi, cè solo il tempodi rincasare,magari sperando di bypassare qualche incidente idrico.

Riccardo Visintin

 

Diario di bordo di martedì 1 luglio

1luglio-7Diceva Giuseppe Berto – l’autore del bellissimo romanzo e film “Anonimo veneziano” – che uno scrittore, per definirsi abbastanza buono, deve sempre misurarsi con l’eternità o con l’assenza di eternità. Moltissimi autori presenti all’International ShorTS Film Festival 2014 tengono conto di questo assunto, ed è difficile che il loro perimetro narrativo si accontenti della sola cronaca quotidiana.

Caso lampante, il primo cortometraggio visto ieri sera in Piazza Verdi, vale a dire “Kolona” dell’autore kossovaro Ujkan Hysaj, che subito ci trascina in una vicenda lancinante; si parla di conflitti bellici senza risparmio, di crudeltà da lasciare attoniti, ad una prova moralmente spietata a cui viene sottoposto un povero genitore, costretto a scegliere quale figlio salvare. Accadeva anche a Meryl Streep nel famoso film “La scelta di Sophie”, e potremmo dire che la tensione drammatica è quasi la medesima.

Connotazione volutamente ironica per una famiglia decisamente impreparata agli addobbi matrimoniali; una compagine di personaggi pasticcioni e coloratissimi, grandi e piccini, ben diretti da Selma Vilhunen, firmataria del cortometraggio finlandese “Pitaako mun kaikkihoitaa?”. Tamburi esotici, protagonisti in sussulto, un ritmo che da subito ci trasporta nel ventre di Mamma Africa, tutto merito del portoghese Rui Cardosa autore di “O Refugiado”.

Non sarebbe dispiaciuta ai sostenitori del miglior splatter movie la festa macabra pensata dallo spagnolo Andrés Rosende per “Mr. Bear”, salutato da risate di quelle spontanee. Quanto si può essere romantici, delicati nell’approccio ad un primo appuntamento? E quanta dose di sincerità contiene questa dimostrazione di sensibilità? A fare sottilmente beffe della materia è il nostro Giampiero Alicchio con “L’appuntamento”, sarcastico apologo automobilistico. 1luglio-4

Ancora avanti, attraverso i sentieri del buon cinema di animazione: stavolta sullo schermo compare lo sventurato uomo dalla testa di pesce voluto da Osman Cerfon per ” Comme des lapins”, secondo capitolo di una saga sulla diversità che ha più di un aggancio con la serie tv “Beavis and Butthead”: anche qui la platea non perde occasione per una sana risata. Hanno molto poco da ridere, invece, i grotteschi impiegati dell’azienda di “Democracia”, a firma Borja Cobeaga: quello che viene proposto loro, per mantenere i buoni servizi della ditta medesima, è decisamente un pò troppo…

Se il famoso “uomo della folla”, pensato dal grande scrittore E. A. Poe sopravviveva solo in mezzo alla gente, il veterano della guerra di Cipro al centro di “Seref Dayi ve Golgesi” è impegnato invece con la propria ombra, reale o metaforica che sia; lavoro proveniente dalla Spagna, di eccellente fattura. Dirige Bugra Dedeoglu. Veramente carini i protagonisti di animazione alle prese con le inquietudini metereologiche, e totalmente impegnati nel vivere il loro problema: li ha pensati il tedesco Robert Lobel, opportunamente il suo corto si intitola “Wind”.

Arriva quindi, ovviamente sempre a parere di chi scrive, uno dei cortometraggi introspettivi più belli della serata; una vicenda di adolescenza malinconica, incompleta, sofferente con protagonista una  giovane e bionda ragazza nel giorno del suo compleanno.

Dietro la macchina da presa, la particolare angolazione descrittiva di una donna, la polacca Aleksandra Terpinska, che modula sapientemente dialoghi ed assenza dei medesimi.

Lancinante, la caccia all’uomo malato di colera nel cortometraggio spagnolo “Colera” di Aritz Moreno: l’odio nei confronti di chi è diverso si conclude con una quasi – lapidazione, ma tanta crudeltà verrà sapientemente ripagata.

1luglio-11Finale di grande pregio con l’altissimo volteggio della macchina da presa di Goran Kapetanovic, che nel raccontare parallelamente due gravidanze a distanza di migliaia di chilometri l’una dall’altra, compie anche un esercizio virtuosistico di montaggio.

Due mondi diversi, la madre bianca e la madre nera, due poli opposti, automobili e portantine rudimentali: davvero un geniale gioco di assonanze e dissonanze.

Come sempre, la platea sembra voler prolungare per qualche attimo la presenza in Piazza Verdi: le luci che si spengono verranno puntualmente riaccese mercoledì sera, mentre anche al Teatro Miela le proiezioni sono tutt’altro che esaurite.

Riccardo Visintin

 

Diario di bordo di lunedì 30

Chi ama il cinema sa perfettamente che viene definito “effetto Marylin” quel particolare movimento ondulatorio che porta una gonna femminile a sollevarsi di qualche centimetro, magari complice un vento birichino.

Il riferimento primigenio è quando “La moglie è in vacanza” di Billy Wilder, dove alla deliziosa Monroe accadeva proprio questo, ed è ciò che vediamo anche sulla bellissima copertina del catalogo e del programma del nostro International shorTS film festival, che omaggia una irripetibile icona del cinema. Merito di Francesco Paolo Cappellotto che a nostro avviso gioca tra Jonathan Swift e  Manara.

C’è talento e forza evocativa nel giovane cinema italiano, che attraverso la sezione Nuove Impronte dell’International shorTS Film Festival 2014 conosciamo di giorno in giorno in maniera più approfondita; è il caso di “Nottetempo” di Francesco Prisco, un autore che sa bene come adoperare gli ingredienti della cucina degli spaventi, e senz’altro di tanti altri di cui parleremo in seguito.

Sempre nella sala del Teatro Miela prosegue la retrospettiva su Francesca Neri, stavolta la vediamo diretta da Francesco Nuti in una produzione del 2000, “Io amo Andrea”.

C’è fermento nel centro cittadino nonostante sia un giorno feriale, è sempre bello vedere tanta gente intorno, ancora più bello quando sono i tuoi vicini di poltrona e si è complici in una visione comune.

Passenger_webLa serata di cortometraggi viene inaugurata da una produzione inglese a firma Ed Rigg: si tratta di “Passenger” quasi una versione esasperata di quello che si intende comunemente per angoscia metropolitana; è proprio in questo freddo ed inospitale mezzo di trasporto che si incrociano fino al nevrastenia i destini di alcuni giovani personaggi.

Non sono da meno, a livello di problematiche esistenziali, gli aspiranti suicidi di “The big leap” di Kristoffer Rus anche loro nevrotizzati per benino dalla crisi globale; ne uscirà un pandemonio di quelli tosti con piena soddisfazione per uno solo di loro.

La forza del cinema è quella di riportare sul bagnasciuga della memoria visioni magari totalmente dimenticate; ci aveva provato Dario Argento ne “Il gatto a nove code” ad ironizzare sui barbieri e sui loro minacciosi strumenti di lavoro; il regista rumeno Bogdan Muresanu si spinge molto più avanti con “Turns ras si frezat”, dove la vittima diventa carnefice in un pirandelliano gioco delle parti che riporta a galla un passato di soprusi. Tematiche non lievi risolte in maniera sarcastica.

Quante cose possono succedere in un ascensore! Due giovani yuppies stanno venendo alle mani e la situazione sta degenerando ma ad ogni piano succede qualcosa di imprevisto e si susseguono personaggi inaspettati. Con totale danno della security che proprio non sa come assolvere il proprio compito; si tratta di una spassosa produzione proveniente dagli Emirati Arabi, che ironizza con intelligenza sugli orrori bellici. Dietro la macchina da presa c’è Yasser Howaidy ed il suo “The long way down”.

Il lavoro d’animazione che segue “A thing so small” del cineasta israeliano Mizmor Watzman sembra profumare di vecchio parquet, e persino foneticamente ne evoca i cigolii. In un ambiente che sembra aver dimenticato le inferiate del tempo, si muovono personaggi teneri alle prese con le eterne tematiche della vita e della morte.

La malattia, il disagio fisico e morale di chi si sta allontanando dalle propPollicino_webrie consuetudini … accenti umani strazianti che accompagnano il breve viaggio on the road tra i vicoli del protagonista di “Pollicino” di Cristiano Anania, che si segnala anche per la bellissima prova attoriale e senza dialogo di Cristian Marazziti:  come raramente accade la recitazione teatrale aiuta l’opera cinematografica nel suo compiersi.

Una bellissima ragazza dagli occhi verdi rimane ancora davanti allo schermo dopo la fine delle proiezioni: anche la poetica cinematografica ha i suoi tempi di metabolizzazione. Per stasera è davvero tutto, appuntamento a martedì.

Riccardo Visintin

Diario di bordo di domenica 29 giugno

Passato, presente, futuro: tre pianeti vicini di casa oppure lontani anni luce, a seconda delle prospettive e del DNA emotivo di ciascuno di noi.

L’International ShorTS Film Festival 2014 coglie tutti questi aspetti, ed è quindi a tutti gli effetti un Festival omnicomprensivo.

Prezioso, e quindi meritevole di uno spazio acconcio a cui provvederemo presto, lo spazio cinematografico REWIND, consente un recupero analitico di tante prime scintille artistiche; talenti magari oggi consolidati che abbiamo visto crescere e maturare.

Altrettanto interessante la retrospettiva dedicata a Francesca Neri, tra non molto ospite del Festival, creatura lieve, apparentemente fragile, creativamente fortissima.

Serata di nuvole e giant-size, di vento caldo e minaccioso: meglio scegliere il Teatro Miela come location. Chiara Valenti Omero e Zita Fusco introducono amabilmente una serata che avrà anche l’inebriante sapore dell’Oriente.

Kotokubi_web“KOTOBUKI” di Kirnie Tanaka appunto, racconta il Sol Levante introspettivo e ruota attorno ai sussulti comportamentali di una giovane donna, alle sue incertezze sentimentali, alla paura di assomigliare sempre più ai genitori, tristi petali recisi dalle cesoie del tempo.

Si ride, invece, in maniera disinvolta e spontanea, di fronte alle avventure industrial-fiscali del protagonista di “MORT OU FISC” ad opera della coppia francese di autori Blanquet e Rochigneux; si recupera qui un sano umorismo d’oltralpe nello stile di Louis De Funés, a tutto vantaggio della sceneggiatura.

Arriva dalla Spagna la terribile, caustica lezione di humour nero di Victor Nores, che allude all’egoismo ed al cinismo di certi nuclei familiari nei confronti della morte.

Non è la prima volta che assistiamo a dei lavori cinematografici dedicati al mondo del nuoto, ed ogni volta che compare una piscina non possiamo dimenticare le immagini storiche del classico “BACIO DELLA PANTERA” di Jacques Tourneur.

Quello era un horror, qui la tensione è determinata dal rapporto interpersonale tra due adolescenti, con implicazioni psicanalitiche. Dirige la nostra Laura Plebani. Cloro_web

Animazione di quella fortemente surreale, da luna-park impazzito, per i norvegesi Anna Mantzaris e Eirik Gronmo Bjornsen dove una sagoma lontana sia dal mondo animale che da quello umano, perseguita con opulenta insistenza un omino asociale.

Le comunicazioni telefoniche non mancano mai di attirare gli autori, per primo ci aveva pensato il grande Francis Ford Coppola con il suo “LA CONVERSAZIONE”.

L’autore spagnolo Héctor Rull firma con “02:43” un sinuoso thriller fonetico avente a protagonista la segreteria telefonica.

Come sempre le cinematografie più lontane dalla nostra vecchia cara Europa dimostrano chiavi di lettura diverse, aliene nel miglior senso del termine.

Dal Marocco arriva l’estremo gesto d’amore della piccola protagonista di “AL LAYLA AL AKHEERA”, che cerca strenuamente di vincere le barriere del trapasso.

vikingar_webSembra una storia dai tratti antichi, ma attenzione alla presunzione di aver capito fin da subito tutto: “VIKINGAR” di Magali Magistry gioca con lo spettatore, che volentieri si presta.

Anche il tenero protagonista del cortometraggio d’animazione “SNAP” di Thomas G. Murphy ha il suo piccolo mondo di prepotenze ed umiliazioni ad opera dei cattivoni di quartiere; loro si abbuffano e lui resta digiuno, ma come sempre le sorprese sono in agguato.

Conclusione (e fuori il tintinnio è quello inequivocabile del tanto evocato temporale) con la storia d’amore senile e struggente di “MAGNOLIA” di Diana Montenegro, autrice colombiana che non lesina impietose immagini di corpi anziani e consunti, consapevole che la lucentezza deriva da una devozione del cuore che non ha bisogno di specchi.

Fuori dal Teatro Miela, la pioggia è un escamotage per scambiarsi le ultime impressioni sulla serata, ma le occasioni per stare (e bene) insieme non mancheranno a partire da martedì sera.

Diario di bordo di sabato 28 giugno 2014

inaugurazione-39L’International ShorTS Film Festival 2014 festeggia il suo quindicesimo compleanno, un traguardo importante che coinvolge moltissime persone e realtà artistiche, nella convinzione che il linguaggio cinematografico è un continente sempre da esplorare.

Già dalla conferenza stampa di venerdì 20 giugno è apparso evidente l’intento di costruire ancora una volta insieme una struttura culturale che non dimentica il passato proiettando nel futuro tutto quello che non è ancora stato espresso.

Per la prima volta, il festival si fregia di un marchio internazionale e non a caso dalla copertina del catalogo e del programma un bel rosso magenta annuncia che sta per aprirsi il sipario su di un autentico International shorTS film festival.

Partecipazione, vivo calore umano sono i primi battiti emotivi che si percepiscono durante l’inaugurazione ufficiale al Caffè Verdi, durante l’affollatissimo happy hour.

Serata calda non solo per la temperatura, tanta trepidazione e una platea bella piena in piazza Verdi: si può cominciare.

Apre Alessandro Bardani con “Ce l’hai un minuto?” sorta di apologo metropolitano su chi informa e chi desidera essere informato, naturalmente non dimenticando chi siamo in pieno clima nazionalpopolare, nel senso più divertito e ruspante del termine; gara di bravura per i due interpreti Giorgio Colangeli e Francesco Montanari.

Una vera e propria ode all’umorismo macabro ci è fornita dal tedesco Peter Baumann, una presenza umana ormai nel mondo dei più, fornisce lo spunto per peripezie grottesche e … transfrontaliere. L’opera, palesemente gradita dal pubblico si intitola “Border patrol”.

Nessuno come i francesi riesce a rendere drammaturgicamente quella particolare malinconia che non guarisce con un pianto sul cuscino … “Avec le temps” dello spagnolo Ivàn Dìaz Barriuso non è solo un omaggio al capolavoro cantautorale di Leo Ferré (ricordate la sublime versione italiana di Patty Pravo?), ma anche uno strumento prezioso per rammentarci la fragilità del tessuto vitale.

Adrenalina emotiva in salita con “Above the sea” che proviene dalla Cina ed è diretto da Keola Racela; è un film che non conosce mezzi termini nella descrizione di una Shanghai old-style senza zucchero, dove i soggetti umani femminili sono privati del libero arbitrio, immolati sul tetro altare della corruzione.

Atmosfere decisamente più rilassate nel cortometraggio d’animazione “Zweibettzimmer” del tedesco Fabian Giessler, dove un baffuto e attempato omino non nasconde il proprio rammarico per la posizione del suo letto d’ospedale; ne vorrebbe uno dal lato “nobile”, poi investe l’altrettanto anziano compagno di camera del ruolo di “guida turistica” … il tutto finisce in maniera sottilmente beffarda.

La metafisica della vita e della morte è il cuore di una delicatissima coproduzione Turchia-Francia, “8 ay” del giovane regista Huseyin Aydin Gursoy. Esistono tratti di intima emozione in questa storia di agnizioni e di comunicazioni negate.

Vi sono dei momenti nel tortuoso e a volte inestricabile groviglio di connessioni visive in cui come per una magia alla Houdini tutto combacia alla perfezione; “Josephine and the roach” dello statunitense Jonathan Langager fa convivere attori reali con altri d’animazione ed è una sublime e fantastica storia d’amore tra una ragazza ed uno scarafaggio ammirevole per romanticismo e forza seduttiva; il tutto accompagnato da una fisarmonica da bistrot parigino.

Siamo nel cuore della serata: anche la sbornia mediatica dei mondiali va scemando, dalla vie intorno sentiamo segnali di vita giovanile, ed è in fondo il classico happening del sabato notte.

Ecco dallo schermo le immagini piene di significato di “The interviewer” di Genevieve Clay-Smith, davvero non dimenticheremo facilmente questo giovane manager di successo che è quasi assurdo definire portatore di handicap; ci sono tanti buoni motivi per considerarlo un codice di comportamento morale oltre che un bozzetto umoristico.

Dal Messico arriva “Musica para después de dormir” di Nicolàs Rojas Sànchez: questa volta il linguaggio narrativo è soprattutto quello musicale, specialmente quando vi si trova rifugio e caldo riparo alle ineluttabilità del destino.

Ancora musica, stavolta pensatela di colore blu perché in fondo questo è lo stemma del pentagramma d’animazione “Lami” di Cristophe e Oliver Defaye, una coppia che predilige il racconto elegante e forse anche un po’ retrodatato: alla ricerca della melodia con la m maiuscola!

Chiusura all’insegna del dramma sociale di quelli che non perdonano per “Rotkop” di Jan e Raf Roosens: la crudeltà a volte davvero acida e senza quartiere di certa gioventù contrapposta al bisogno di vincere la malattia; tematiche di sostanziosa entità molto ben risolte drammaturgicamente da una filiera di giovanissimi interpreti.

La notte è ancora giovane per chi vuole ballare e divertirsi, l’appuntamento è naturalmente per domenica sera con l’International ShorTS Film Festival.

Riccardo Visintin