Diario di bordo di giovedì 4 luglio

Sfreccia come un pendolino – dalle fiancate colorate d’azzurro – l’intenso programma culturale proposto da Maremetraggio 2013.

[:]Imperdibile al teatro Miela il Focus Kazakhstan, occasione preziosa per conoscere una cinematografia ancora in parte nascosta; vi è in queste opere un senso dello spazio e del destino umano affascinante e inedito.
In Piazza Verdi, intanto è di scena il premio Mattador, un appuntamento oramai consolidato e che permette nel contempo alla nostra manifestazione di incentivare le capacità di sceneggiatura dei giovani autori italiani, e di ricordare un giovane amico come Matteo Caenazzo.
Dura soltanto 4 minuti, ma La giocata di Tommaso Sala possiede sale a sufficienza per un saporito imbandire, ed è quindi totalmente in sintonia col Premio Internazionale per la Sceneggiatura.
Consueto spazio poi alla sezione Maremetraggio che debutta con il corto italiano Zinì e Amì di Pierluca Di Pasquale; siamo nei dintorni della satira fantascientifica, per noi poveri maschietti la figura femminile è fonte reale di tante avventure anche… androidi.
Aspro e poetico come l’agrume che viene sbucciato dall’anziana protagonista, il corto Minuto 200 di Frank Benitez riprende con scrupolosità degli ambienti arsi dal sole, con in più il senso della vecchiaia e la beffa azzardata della Morte.
Sono invece tutte francesi e capricciose le note musicali del malizioso Les filles du samedi di Emillie Cherpitel: cosa accade dopo una notte d’amore, quando le lenzuola sono sgualcite e l’amante latita?
Forse soltanto di incontrare un bambino che ridisegna la tua vita.
Appassionato bevitore di birre in bottiglia, l’animaletto protagonista del lavoro di animazione Beerbug di Ander Mendia, prima viene impallinato dal burbero proprietario di una stazione di servizio, poi ne diventa buon amico e… socio in affari.
Piacerebbe senz’altro ad un talento registico iconoclasta come quello di Pedro Almodovar il bolero senile di Dancing; tutta la cattiveria ed il senso del pettegolezzo gratuito appartenenti a certa senilità vengono restituiti in un ambiente chiassoso e coloratissimo; straordinarie le protagoniste, ed il pubblico è concorde. Dirige Marguerite Didierjean, ma come sanno essere deliziosamente perfide queste donne registe!
Poco da ridere invece nel cortometraggio messicano Dos de tres: siamo in un grigio ambiente metropolitano ed il triste suono di una fisarmonica accompagna una desolata storia di povertà e di disagio umano, fino allee lame di rasoio di una terribile soluzione finale. Ancora una figura femminile dietro la cinepresa, lei è Paolina Rosas.
Capita anche a chi ha visto centinaia di film di restare spiazzato, anzi tutta una scuola di pensiero vuole che sia proprio questa la funzione dell’arte. Efimera dello spagnolo Diego Modino aggancia due moduli narrativi diversi: il primo appartiene al sogno infantile, il secondo alla crudeltà senza scampo di soggetti umani abbruttiti. Modino li fa incontrare, ed è come se gettassero del sale nelle ferite.
Ancora Spagna per il duetto madre-figlio di Fracaso escolar di Gracia Querejeta: è una semplice, irridente storia di perdite di mezzi pubblici, ma forse invece racconta un rapporto interpersonale in modo leggero e nono offensivo.
Shakespeare che passione! Stavolta ad interpretarlo non è Laurence Olivier od il nostro Vittorio Gassman, ma una volenterosa compagine di aspiranti, giovanissimi interpreti; con un montaggio che sta a metà tra il cinema-verité e il documentario l’autrice Chelsea McMullan compie un felice passaggio tra film e palcoscenico, titolo del lavoro Not to be.
Il tema della violenza nei confronti delle donne, permette alla bravissima Cecilia Dazzi un’interpretazione da dieci e lode; La casa di Ester di Stefano Chiodini è un lavoro algido e disperato come le pareti tra le quali si svolge; veramente una tematica da brivido, che si ripresenterà di nuovo nel corso della serata.
Eccoci poi ad apprezzare il meditato uso dei consensi e degli assensi, dei silenzi e delle parole costruite dall’autore Rezan Yesilbas per il suo Sessiz / Bé deng, partita a due ove non ci sono né sconfitti né vincitori. Siamo di fronte ad un lavoro della migliore giovane cinematografia turca.
Ripiombiamo nella dolorosa dimensione del sopruso nei confronti del mondo femminile con Eye-line della coppia irlandese Ryan & Andrew Tohill; al giovane protagonista rimarrà sempre il rimorso di non aver trovato il coraggio necessario a salvare una povera ragazza massacrata di botte dal fidanzato. Amarissimo, quel caffè al bar rappresenta un sorso di indigesta autocoscienza.
Mezzanotte scoccata, c’è ancora tanta gente in giro e siamo consapevoli di aver consumato una gradevolissima serata, appuntamento a venerdì sera.

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