Diario di bordo del 5 luglio

Stavolta quella birichina della Meteorologia ha compiuto il suo misfatto pieno: il popolo colorato dell’estate è proprio costretto a battere in ritirata.

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Saltando l’appuntamento con il mare ci sono forse ancora più occasioni di informarsi e divertirsi con le ricchisssime proposte di Maremetraggio 2012. Non l’abbiamo ancora menzionata ma è senz’altro indispensabile l’apporto di Evelyn Dewald responsabile dei sottotitoli elettronici delle nostre proiezioni; cinematografico anche il nome della sua società Underlitght.

Pomeriggio intenso alla Terrazza dell’Harris Grill del Gran Hotel Duchi d’Aosta per il premio internazionale per la sceneggiatura MATTADOR che di nuovo grazie a Maremetraggio promuove, incentiva e sostiene il nuovo cinema italiano; nella stessa occasione ecco la presentazione del progetto CORTO86.

Vestita di verde e come al solito coinvolgente, Zita Fusco insieme all’attivissima Chiara Valenti Omero che crea subito un climax effervescente presentando Marco Giallini.

Il tempo di un cocktail (verde, giallo, rosa addirittura! Come una canzone di Ivan Cattaneo), c’è solo da accomodarsi sulla poltroncina. Ecco DIRTY TONY di Daniela Ciavarelli, vincitrice della prima edizione di CORTO86; un lavoro dai risvolti giallorosa, insinuante come il rumore  di spazzole della batteria nel night-club, location grottesca per una metafora visiva sulla trasformazione.

Altrettanto interessante il backstage di DIRTY TONY.

CAMAS di Manuela Moreno si inserisce nell’ampia casistica delle vicende di coppia. Si parla d’amore e di sesso senza reticenze, anzi con linguaggio disinvolto. Non manca una buona dose d’ironia, e il sunto finale è che non esiste sesso…senza dialogo! Al protagonista maschile, poi, capita un brutto scherzo.

È rosa anche la firma dietro la macchina da presa per DIE WUNDERSAME AUFERSTEHUNG DER ELLE HANSEMÜLLER. Anna Zohra Berrachted si carica di un peso difficile, quello di unire un conflitto tra psicologie femminili in un contesto funerario. Bellissima la fotografia, l’elegante uso della musica, quel senso svaporato e crudele dalla morte, tipico della cinematografia teutonica.

Fantascienza tutta da ridere, piena e convinta, che non sarebbe spiaciuta a un grandissimo della narrativa fantastica recentemente scomparso: Ray Bradbury. Ci riferiamo a ERROR 036 di Raùl Fernàndez, prodotto dalla Luca Films; nel 2057 è difficile persino uscire di casa, tra video apparizioni nipponiche e strampalanti codici d’accesso. Burocrazia siderale, insomma!

Accettiamo poi di buon grado la proposta dello statunitense Michael Bernard, che in HERNRY presenta una sorta di bambino-prodigio affascinato dal teatro e dalla simulazione della morte. Peccato che questo incida sulle relazioni sentimentali della mamma. Molto divertente e altrettanto simbolico con un piccolo protagonista da bacio sulla fronte.

Quasi seguendo un disegno preordinato, siamo ancora invitati a salire sulla giostra della prima  infanzia; stavolta è un cartoon francese a proporci il meeting: IL ÉTAIT UNE FOIS L’HUILE di Vincent Paronnaud, dove sembra proprio di stare in una favola, magari rinchiusi in un negozio di giocattoli.

La nostra cultura cinematografica ci è restituita da LA COLPA di Francesco Prisco, apologo forense che vede Gianmarco Tognazzi con il consueto rigore recitativo interpretare un avvocato che sottrae ad una ingiusta perquisizione un cittadino arabo. Ma la stazione dove si svolge l’azione si trasforma in un luogo d’orrore quando l’arabo minaccia una strage. Finale a sorpresa; metafora sulle insidie dei preconcetti.

La conservazione della memoria attraverso l’iconografia privata coinvolse per primo Francois Truffaut nel suo tristissimo “La camera verde” (La chambre vert, 1976). Lì c’era metafisica e sentimento. Qui soprattutto un forte desiderio di appartenenza. Stiamo parlando di PAPER MEMORIES di Theo Putzu.

Brevissima l’opera successiva, PRÓXIMA ESTACIÓN di Carlos Agullò, quasi un’elegia delle piccole cose.

Mentre SVAMP di Charlotta Miller ci costringe nuovamente a prendere coscienza del mondo femminile, delle violenze che subisce e che è sotretta a restituire e degli antidoti a queste violenze.

Chi tra voi ha letto i libri di Isabel Allende o di Vargas Llosa conosce il profumo acre di storie estreme dove non esiste separazione tra vissuto personale e militanza politica. THE RED VIRGIN di Sheila Pye parla di un personaggio realmente esistito, l’attivista Aurora Rodriguez, che uccise il sangue del suo sangue.

Possiede un bel respiro estetico-geografico ZALOZHNA KASHTA di Neshka Karadzhinska; sembra quasi di sentire l’afrore dello zenzero e di fiori bruciati nel sole implacabile.

La serata  volge quasi al termine, ma l’attenzione del pubblico non cala di un millimetro; davanti a me due ragazze straniere sorridono soddisfatte, evidentemente anche lo schermo è per loro foriero di prelibatezze.

Ecco la simpatica animazione made in Britain THE ART OF MAKING FRIENDS di Paul McNulty, appetibile per grandi e piccini (quando si parla di biciclette, siamo tutti corridori).

Mentre dessert della serata è la …dolcissima perizia sentimental-sessuale pensata da  Jeroen Annokkee, che essendo olandese ha un modo aperto ed armonico di intrecciare i personaggi.

Per stasera è tutto, appuntamento a venerdì.

Riccardo Visintin

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