Diario di bordo del 4 luglio

Quante volte abbiamo riso, pianto, intrecciato le nostre emozioni a quelle degli altri, protetti da quel tempio della fabulazione che è il Cinema? Senza quasi rendercene conto, come un granchio che dalla sabbia si autocatapulta incontro all’universo, abbiamo spalancato gi occhi in nome di Sua Maestà L’Immaginario.

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Maremetraggio 2012 raccoglie tante di queste “anime  visionarie”!

Qualcuna anche stasera usufruirà dei popcorn offerti al pubblico.

Sembra quasi un palco da concerto rock quello di Maremetraggio 2012  nobilitato dalla cortese disponibilità di Chiara Omero e Zita Fusco, frizzanti come da copione.

Per inciso, tra le occasioni d’incotro ci sono molti cocktail, happy hour, aperitivi, insomma tutto un tintinnare di bicchieri per confrontarsi con gli organizzatori, gli addetti ai lavori e gli ospiti del festival; queste “oasi azzurre” sono: l’Audace Caffè, la Portizza, il Foyer del Teatro Verdi, la Terrazza del Gran Hotel Duchi d’Aosta e  last but non least l’Hydro City.

Ci caliamo quindi nella sagra delle immagini con un lavoro che ha la limpidezzza poetica di un quadro come la “Primavera” di Botticelli; ci riferiamo al bellissimo ANETA di Marcella Piccinini, dove un viaggio tra padre e figlia tocca note dolenti, rabbiose, tenere, cattive. Tutto un mondo in rosa e nero.

La serata prosegue con ŽUTI MJESEC di Zvonimir Jurić che parte come una conversazione tra donne in un contesto domestico e prosegue con una disperata richiesta d’aiuto. Ambiguità e mistero per una piccola sinfonia nera.

Olandese  è l’autore di VAL DOOD,  Arne Toonen e la sua è una storia di volo originale già dai titoli di testa…aerei (vi ricordate quando d’estate sulle spiagge le pubblicità le buttavano dall’alto i deltaplani? Bei tempi…). Qui succede di tutto, altro che “aereo più pazzo del mondo”, e occhio agli aspiranti suicidi!

Torniamo in Italia grazie a Marco Gianfreda che con PIZZANGRILLO ci presenta un omino che vuole farla finita, come l’occhialuto di Suicidis nei fumetti di “Alan Ford”. In questo lavoro parlano tutti romano verace, specialmente i ragazzini protagonisti; oltre all’impianto ridanciano ci sono però molti spunti di riflessione, e un po’ di quel repertorio rurale caro a Pasolini e ai fratelli Citti. Ah, dimenticavamo, non tutti gli aspiranti suicidi ce la raccontano giusta…

Lavorare sul cinema d’animazione significa barcamenarsi su acque agitate, pretendendo magari di fermare i pesci con le mani. Questo per dire che la coppia Almeida-Lino vince la sfida grafica insita in O HONEM DE CABEÇA DE PAPELÁO, surreale coriandolo della Zeppelin Films Productions, proveniente dal Portogallo, ci porta a simpatizzare per un personaggio fragile, intontito dal mento lungo e soprattutto sincero ad oltranza. Davvero un bel cartoon, dallo spassoso finale.

Irrompe poi sullo schermo l’ubriaca, matta satira aziendale del belga François Paquay nel suo LE CON: colloqui d’assunzione assurdi, altrettanto assurdi sistemi di punizione dei nullafacenti, insomma tutto quello che avreste voluto sentire sugli uffici e non avete mai osato chiedere!

Altra carta (cinematografica, ovvio) altra partita visiva da giocare. Adesso è la volta  di LA HUÍDA di Victor Carrey, che ci porta in un convulso cinema. Veritè quotidiano, dove gli oggetti giocano con gli umani e viceversa, dove tutti o corrono, o aspettano, o “sono “ loro medesimi componenti in fase ON del consorzio esistenziale.

Nuovamente cinematografia dell’est grazie a KEHA MÄLU di Ülo Pikkov, che vanta come titolo inglese BODY MEMORY; siamo al di là dell’animazione classica, e neppure il lavoro è imparentabile alle ultime diavolerie computergrafiche. Siamo invece di fronte ad un castello onirico dove al posto delle carte troviamo esserini di  gomitolo, veloci e sussurranti.

Tutti i preparativi di una partenza, comportamenti e modalità di adulti e bambini, rallentamenti e intoppi di ogni natura: sembrerebbe un qualsiasi road movie, invece il dramma è in agguato. Dirige Oden Graziani, non solo esteta ma anche creatore di tensione con  HA TIYUL.

Siamo poi partecipi del talento femminile di Angela Armero che per la Colosiè Production firma ENTREVISTA. Dove i protagonisti di un colloquio d’assunzione si scambiano i ruoli (il carnefice diventa vittima, e viceversa). Quasi una versione hard boiled di certe pochades di Fey Deau.

Luis Carrol, lo scrittore che firmò Alice nel paese delle meraviglie, parlava spesso di poetica bambina. Anche quando quest’ultima è associata al mondo adulto (che spesso la svilisce), non manca di colpirci e di inquietarci. Di questa pasta narrativa è a tutti gli effetti  (I AM) UNHAPPY di Maria Castillejo Carmen.

Come già detto in passato, il tema della guerra è un albero che non cessa di mietere frutti. Forse Carlos Morelli, firmatario del bel WARISOVER, ha tenuto presente la lezione di un grande vecchio film americano “E Johnny prese il fucile” (Johnny got his gun, 1971, di Dalton Trumbo). Se non nella fattura formale, almeno nello spirito l’ideologia anti guerra è la medesima.

Spetta, infine, all’oriente ormai non più così lontano salutare il pubblico della serata di Mercoledì a Maremetraggio 2012; lo fa nel migliore dei modi con una storia d’amore senza età e senza frontiere SUU ET UCHIKAWA di Nathanael Carton. Sono graziosi, intraprendenti e immediatamente simpatici i protagonisti del corto in questione.

È davvero tutto, appuntamento a giovedì.

Riccardo Visintin

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