Diario di bordo del 1 luglio

Soffia un vento affascinante ed esotico sulla tredicesima edizione di Maremetraggio; un viaggio lungo 7 giorni attraverso le molte identità del cinema, un percorso (più percorsi) che annulla le frontiere e gli schemi.

Già durante la conferenza stampa di martedì 26 Giugno questo vento “artistico” si è palesato nelle parole di Chiara Valenti Omero e Giulia Basso.

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Lo sguardo si rivolge sempre più lontano, basta pensare al focus completamente dedicato al cinema breve indiano e opportunamente intitolato SPAZIO INDIA; cartolina di presentazione di livello, poi, quella che annovera 73 cortometraggi di ogni provenienza. Oltre alle sezioni competitive Maremetraggio e Ippocampo, saranno diversi e snodati durante la settimana del Festival gli appuntamenti e gli incontri.

Nonostante la forte concorrenza degli Europei di calcio, l’adrenalina insita nelle vene di Maremetraggio ci conforta e ci fa anche quest’anno reincontrare vecchi amici e presenze storiche.

Debutto all’insegna della performance artistica più pura con la presentazione del progetto IT’S ALL RIGHT voluto da Manuel Fanni Cannelles già collaboratore di Maremetraggio e sul cui operato torneremo in seguito.

Nel foyer del teatro Verdi Manuel ha raccontato un progetto che coinvolge artisti sloveni di eccezionale carica emotiva.

Mentre la temperatura è da bollino rosso e in piazza Unità d’Italia pulsa come un cuore unico a ridosso della partita Italia-Spagna, al teatro Miela inizia la consueta Kermesse di cortometraggi.

Presentatrice ufficiale la biondissima e spumeggiante Zita Fusco, occhi chiari e una bella solarità.

Apre le danze BEGENGNUG di Matthias Zuder. Contrassegnato da una fotografia in bianco e nero, livida e desolata, in un ambiente suburbano, degradato e angosciante. Una matura signora vive una persecuzione tra reale e immaginario. Lavoro ottimo, con atmosfera alla Hitchcok.

Si prosegue con EVEN GODS di Phil Harrison doloroso sentiero “a rebours” di un maturo homeless a confronto con la figlia. Rapporti perduti, agnizioni, ferite interne: possiamo schiacciare come un brutto fiore il nostro passato, ma inesorabilmente esso rigermoglierà.

Dopo questo toccante souvenir introspettivo, sullo schermo ecco fluire le immagini sarcastiche, visionarie eppure romantiche di THE EXTRAORDINARY LIFE OF ROCKY: un bambino attira-disgrazie in un cortometraggio dalle ambientazioni “anni sessanta”. Dirige, con divertita partecipazione, Kevin Mieul.

Proviene invece dalla Francia il curioso bozzetto social-gastronomico di JE VOUS PRIE DE SORTIR di Valèrie Theodore, dove un barbone beneficia di uno sbaglio d’identità. Piccolo grande esempio di eccellente cinema “al femminile” sul tema “essere e apparire”.

Quante forme, quante identità ha l’amore? Dietro le maschere e le reticenze sbocciano inediti valzer e balli dei debuttanti…senili. Allude proprio a questo LOVE AT FIRST SIGHT di Michael Davies che promuove senza ironia una storia d’amore sotto la coccarda della terza età e del…dejavu. Superlativo il protagonista, vale a dire John Hurt, grandissimo del cinema britannico.

E’ poi la volta di SANG FROID di Martin Thibaudeau che ci trasporta in una gelida realtà ospedaliera, dove un bambino viene chiamato a un sacrificio più morale che fisico (una trasfusione di sangue). Lui è convinto che si tratti anche della fine della sua giovane vita. Sarà il mondo degli adulti a sciogliere il fraintendimento.

Il “Volo speciale “ di Maremetraggio ci trasporta poi con velocità supersonica a Dakar, che non è solo l’esotica location di una nota competizione automobilistica. Anche qui però è materia “on the road”: un anziano di colore, una cagnetta dal nobile pedigree da riconsegnare, molti incidenti di percorso.

Tutto questo in SIGGIL di Rèmi Mazet

Fresca e colorata istantanea sul mondo dell’infanzia VADERDAG dell’olandese Tan Froukje prevede un pranzo speciale per papà da parte della sua premurosa bambina…Ma è un pretesto narrativo per raccontare i gesti, le sensazioni tattili, i tempi comportamentali non solo dell’infanzia.

Se lo sguardo femminile al cinema fosse una pietra potrebbe forse essere un topazio: verde acqua-marina, con però alcune sfumature non immediatamente visibili. Ne è fulgido esempio il lavoro di Sandrine Gregor AGATHE COLBERT N’EPARGNERA PERSONNE (OU PRESQUE). Dove un sogno accorato di rivalsa sociale assume i connotati grotteschi di una singolare tenzone sportiva. Ma è durante una rapina che accadranno le cose più imprevedibili.

GRENOUILLE D’HIVER di Slony Sow può contare sulla straordinaria e massiccia mimica di Gérard Depardieu, qui alle prese con una straordinaria prova drammatica; gotico e sferzante nell’interpretazione come quando Tornatore lo affiancò a Roman Polanski nel bellissimo film UNA PURA FORMALITA’.

Mentre il rossofuoco del cielo lascia lo spazio alla solita notte insonne per il caldo ci prepariamo alle visione di lunedì sera.

Riccardo Visintin

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