Diario di bordo 7 luglio

SOTTO LE STELLE … DEL GIARDINO PUBBLICO
Sotto le stelle del jazz, era il titolo di una famosa canzone di Paolo Conte, ma da quando c’è Maremetraggio, è tradizione giocare un pò con i titoli.
 La serata fresca e rossa – almeno a guardare il cielo che a volte è ingannatore – si segnala per la ricchissima maratona di visioni che recupera quelle perse per esigenze pluviali.[:]

Nastro di partenza per il naturalista ritratto familiare di COLIVIA di Adrian Sitaru: lui è un giovane regista rumeno straordinario nel dipingere le discussioni piccole e grandi, i momenti di incomprensione insiti in ogni nucleo domestico.
Ancora lo stesso perimetro geografico per il breve bozzetto sociale di DIN PARTEA CASEI di Dragos Iuga; ci si affeziona subito a questo vetusto e indifeso suonatore di fisarmonica, e il film è orgogliosamente dedicato a chiunque suoni per la strada. Sempre desta l’attenzione del corposo pubblico presente.
Non fa male in un epoca di comunicazione spinta oltre ogni eccesso e di over talking sfrenato, ritrovare le suggestioni del cinema muto come ci permette Myroslav Slaboshpytskiy; trattandosi di studenti sordo muti e della loro quotidianità in un collegio, gli unici rumori sono quelli onomatopeici e stradali. Particolarmente efficaci le sequenze in automobile, GLUKHOTA è un lavoro ucraino prodotto e distribuito dalla Arthouse Traffic lls. 
Sembra desunto dallo storico “Blair Witch Project” il gelido, innevato incubo creato dal polacco Bartosz Kruhlik dove un macabro scherzo mediante videocamera si commuta in una vicenda dalle reminiscenze quasi metafisiche. Buona la prova degli attori e la fotografia quasi cristallizzata di Daniel Wawrzyniak; succede in HTTP://.
Come non affezionarsi al cagnetto casinista e affetto da smania di protagonismo del cortometraggio di animazione LISTEN TO ME! Di Elena Rogova? se potesse con la zampa firmerebbe il vecchio adagio di Andy Warhol  “chiunque sarà famoso per 15 minuti”. Applausi a dir poco assordanti.
Il talento esistenzialista e pessimistico di Nick Cave funge da materia di ispirazione per il cortometraggio polacco MILLHAVEN di Bartek Kulas, dove una curiosa adolescente dai capelli stile Medusa ci coinvolge in una ballata sulla vita e sulla morte; colonna sonora dello stesso Nick Cave.
Bisogna avere una grande concentrazione e anche un pò di predisposizione a siffatte tematiche per apprezzare un lavoro assolutamente non convenzionale come PASSING dell’irlandese David Freyne, dove i cancelli non colorati ne consolatori della sofferenza si aprono per il regista come per lo spettatore.
Parzialmente interrotta durante la serata di pioggia ampiamente relazionata, la simpatica vicenda  in stile operetta austriaca rappresentata da LEÇON DE TÉNÈBRES di Sarah Arnold, che è contemporaneamente un saggio sulla bellezza quasi sfrontata della musica classica ed uno studio sulla senilità, nella seconda parte il lavoro perde il proprio senso satirico per diventare poetico e romantico.
Ci spostiamo sui sentieri francesi per i tre velocissimi minuti del film di animazione PIXELS di Jean Patrick, una previsione sul futuro e su come le memorie computerizzate possono travalicare la volontà dell’uomo.
Sembra prerogativa dei giovani autori l’analisi a volte romantica a volte spietata di quella fase della vita che precede la fine di ogni esperienza terrena; diventa quindi quasi insostenibile la tensione emotiva che suscita il calvario dell’anziano protagonista di SCENT di Darren Bolton: in fondo a quel capezzale siamo chiamati tutti noi.
Molti soggetti di sesso maschile si riconosceranno nel giovane innamorato e persino violento al centro del corto di animazione CAFÉ ALLONGÉ di Maxime Paccalet: tra piroette di stampo orientale, salti assortiti, cadute e tumefazioni, la conquista di una bellissima sconosciuta può veramente fare uscire di senno. Animazione dai contorni onirici molto apprezzata dal pubblico.
Vorrebbero una scintilla di intimità e raccoglimento gli innamorati di ON NE MOURRA PAS; il brindisi per essere momentaneamente sfuggiti alle lame della guerra viene invalidato da un problema tecnico. Buon linguaggio simbolico per un cortometraggio che batte bandiera francese.
Frutto della coproduzione tra Giappone e Stati Uniti, JITENSHA di Dean Yamada ci trasporta accanto ad un giovane dagli occhi a mandorla progressivamente privato della sua bicicletta; il suo lungo tragitto tra strade, vicoli, ambienti popolosi e fumosi rappresenta il viaggio interiore a cui ogni soggetto umano va incontro; menzione d’onore per il giovane protagonista Yugo Saso.
Dolcissimo, tenero, quasi ammantato di una spessa polvere retrò: DOMINGUEROS della giovane autrice Nuria Gonzales Blanco, è un biscotto d’animazione friabile e simpatico.
Di tutt’altra pasta il lungo tunnel di pene e di angosce sceneggiato da Rafal Samusik per il suo REAL: la ricerca disperata di un autore che si nasconde dietro le tende mediatiche di internet è pretesto per parlare di malattie mortali e di come – attoniti – ci si può rapportare ad esse. Senza un filo di retorica il lavoro proviene dalla Polonia e conclude una lunga serata di proiezioni piacevolmente eterogenee.
Appuntamento a venerdì sera, mentre Maremetraggio 2011 si avvicina al suo clou.
Riccardo Visintin

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