Diario di bordo 5 luglio

IL MAGO DELLA PIOGGIA
Quando Hollywood aveva la polvere di stelle addosso, qualsiasi film diventava materia da ricordare; nel vecchio classico degli anni 50 IL MAGO DELLA PIOGGIA un fascinoso Burt Lancaster dimostrava i suoi poteri metereologici ad una stupefatta Katherine Hepburn.
A noi non è capitato ancora tale potere tra le mani, e quindi la serata al Giardino Pubblico vede una inaspettata conclusione dopo soli quattro cortometraggi.

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Partenza all’insegna della tensione più tesa, con l’apologo claustrofobico INSULA di Eric Alexander, dove una giovane diabetica si aggrappa via cavo alla propria dottoressa, in un crescendo quasi Argentiano di angoscia e soprassalto. Eccellenti le due interpreti femminili, la non solo bella Ambra Angiolini e la nuova promessa del Cinema giovane italiano Francesca Inaudi.
Ci spostiamo poi verso la cinematografia dei nostri cugini d’Oltralpe con il cortometraggio francese JE POURRAIS ETRE VOTRE GRAND-MERE di Bernard Tanguy; si tratta di una saporita satira sul mondo disagiato dei clochards, dove un personaggio dallo status simil-yuppies imbastisce una vera e propria catena di… cartelli per barboni.
Applausi di nuovo convinti da parte del folto pubblico presente.
Inizia come una introspettiva vicenda di caccia e continua come un grottesco incubo agreste: una coppia di cacciatori uccide per sbaglio, orripilata vorrebbe porre rimedio, ma la foresta si popola di testimoni, addirittura un intero pullman di avvenenti turiste…
Dirigono a quattro mani i giovani cineasti israleiani Tal Granit e Sharon Maymon; titolo del corto LAHAROG DVORAH.
Il mondo elegante finanche austero della musica classica non si presta quasi mai ad una lettura parossistica; forse solo Milos Forman con il celebre AMADEUS ha tentato una medizione in questo senso; non si fa scrupoli del genere la regista Sarah Arnold per il suo LECON DE TENEBRES, dove un anziano e barbuto musicista in terribile ritardo per un concerto, non riesce neppure a calzare un paio di scarpe.
Va riferita la calorosa partecipazione del pubblico.
A questo punto, umido colpo di scena come in un giallo di Agatha Christie; si spalancano le porte pluviali di Giove, e a malincuore dobbiamo prendere atto della sospensione delle proiezioni.
Tutti quindi al riparo nelle sale del bar-teatro del Giardino Pubblico, dove i giovani cinefili dallo sguardo euforico ed entusiasta capitanati da Stefano Gabrini del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma si scambiano opinioni e pareri.
Trieste – parlo da triestino – affascina Stefano che è uomo dalla piacevolissima conversazione ed anche altre presenze neofite rimarcano la strana ed inconsueta “luce” del capoluogo giuliano.
Le organizzatrici del Festival, Maddalena Mayneri e Chiara Valenti Omero, hanno una parola per tutti i presenti, convenuti di Maremetraggio, collaboratori o simpatizzanti che siano.
Gentile e attento ad ogni cosa che gli accade intorno l’americano Mark Shilling è critico cinematografico, redattore, soprattutto un grande appassionato di Cinema.
Quando la morsa atmosferica si allenta, il pensiero confortevole di un rifugio domestico svuota il Giardino Pubblico.
Rimane da puntualizzare che i cortometraggi non proiettati stasera verranno recuperati nella serata di giovedì, trasformando la medesima in una lunga maratona cinematografica.
Il previsto film SI PUO’ FARE di Giulio Manfredonia sarà presente giovedì sera nella sede “al chiuso” del Teatro Miela.
Appuntamento a mercoledì sera per una delle fasi più calde di Maremetraggio 2011.
Riccardo Visintin

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