Diario di bordo del 30 giugno

Quando un film è bello, potresti rivederlo mille volte senza stancarti mai.

Le immagini sullo schermo diventano compagne fedeli del tuo percorso esistenziale, ci penserai fermo al casello in autostrada, quando si farà più stretta la fitta della nostalgia, nei momenti di gioia.

Questo è il Cinema.

Maremetraggio è un Festival che crea affettività, legami e sodalizi; in altre parole, assolve ad una missione universale di condivisione artistica.

Quasi insopportabile, il caldo pomeridiano rifluisce in un vento umido, e si teme di nuovo la pioggia.

Falso allarme e per fortuna siamo di nuovo al Giardino Pubblico per la consueta serata all’insegna del Cinema.

Si parte con altri tre corti provenienti dalla programmazione prevista per sabato sera scorso.

“Marisa” (Spagna) di Nacho Vigalondo, narra di un terreno neutro, sollevato da terra e dalle azioni degli uomini, dove un soggetto maschile insegue un suo ideale di donna.

Arriva poi “Mushroom of the storm”: è uno stupendo corto d’animazione ad opera del polacco Jan Stelizok.

Fantascienza tutta da ridere, ludica e felicemente strampalata.

“Mobitel mania” di Darko Vidackovic è di nuovo un esempio di cartoon estremamente dovizioso da un punto di vista grafico; ne è protagonista una donna stilizzata alle prese con le diavolerie fonetiche.

Ripresa poi della normale programmazione con il divertente “Arret demande” (Francia) di Thomas Perrier che dimostra come l’adulterio – specie se improvvisato – può fare brutti scherzi.

Scappato alla chetichella dall’alcova della sua bella, un giovane si sottopone al pubblico ludibrio in abiti femminili.

“Danse macabre” (Canada) di Pedro Pires sembrerebbe un film del terrore, ma l’apparenza inganna: si tratta di un concentrato quasi filosofico di sofferenze esistenziali.

Dopo tante immagini di dolore e di morte, nel finale c’è una purezza quasi sacrale.

“La drumul mare” (Romania) di Gabriel Sirbu parte come un agguato a fini di lucro in una macchina, ai danni di una giovane donna; la vicenda diventa confronto-scontro tra vittima e carnefice.

Ecco quindi arrivare “La vita nuova” (Francia) della coppia Christophe Gautry e Arnaud Demuynck: è un’opera che sfrutta ogni possibilità del bianco e nero e dei giochi di disegno; quasi un omaggio a capolavori dei primordi quali “Lo studente di Praga” e “Il carretto fantasma”.

“Ninò Balcon” della spagnola Pilar Palomero è un racconto bagnato di luce e di sensuali canti madrileni. Protagonista è il ragazzo del balcone, orecchie grandi e il vizio di starsene incollato alla sua inferriata.

Ma con l’amore tutto (o quasi) può cambiare.

“The Kinematograph” di Tomek Baginski proviene dalla Polonia ed è un raffinatissimo disegno animato sul potere della scienza e dell’amore.

Una vecchia canzone di Kate Bush, “Cloudbursting” parlava proprio di questo.

Molto audace, immune da sbavature romantiche e di un cinismo neppure tanto ironico, “This is her” (Nuova Zelanda) è una storia piena di nodi dolorosi, dove la maternità e la gelosia sono dei pianeti gemelli e discordanti.

La scoperta della sessualità e insieme un bel momento di solidarietà tra adolescenti è inquadrato con buon senso del Cinema da Maria Eng nel suo “Rep” (Svezia).

“La minute vieille” di Fabrice Maruca è una fulminante barzelletta gay raccontata da coloratissime signore.

“Amiche” di Massimo Natale ci riporta in Italia, e vede Cecilia Dazzi e Corinne Bonuglia al centro di una turbinante vicenda discotecara, dal drammatico finale.

Un bel lavoro che coniuga fiction a SOS sociale.

La regista tedesca Judith Kurmann è una parata di giovani ragazze sul viale della vita, tra sfide ed orgoglio malcelato; una storia di donne raccontata da una giovane donna.

Mentre la pioggia è ormai definitivamente scongiurata, eccoci agli ultimi due lavori in cartellone.

Piace al pubblico, ed è giusto che sia così, “L’homme est le seul oiseau qui porte sa cage” di Claude Weiss, spaccato sociale d’animazione dalle tinte fosche che diventa parabola sugli sforzi che la fantasia opera per vincere un destino avverso.

“Classes Vertes” del belga Alexis Van Stratum, prodotto da La Luna Production, è un lancinante ritratto d’infanzia che pone molti quesiti sul rapporto tra madre e figlio.

Semplicemente superlativi i protagonisti: il piccolo Martin De Myttemaere e Catherine Salee.

Un ricco vassoio di offerte cinematografiche, in attesa della prossima serata.

Riccardo Visintin

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