Diario di bordo di venerdì 3 luglio

“Cuore e Batticuore”, titolava una nota serie tv giallorosa con Robert Wagner e Stephanie Powers: noi rubiamo la definizione per spiegarvi il mood sentimentale che si vive nei giorni cruciali di un Festival, quando tutto deve funzionare alla perfezione e gli impegni si susseguono a ritmo vorticoso.

Venerdì mattina fa caldo – caldissimo, ma gli occhi sono ugualmente tutti puntati sui prestigiosi appuntamenti al Maremetraggio Village: la presentazione della ASSOCIAZIONE 100 AUTORI consente di fare il punto della situazione sul Cinema in Italia.
Leggi e legiferanti, nodi cruciali produttivi e distributivi, problemi inerenti la salvaguardia dei film: viene messo tutto sul piatto da Stefano Rulli e Mario Balsamo, ma tanti altri ospiti vogliono dire la loro e ne esce un quadro completo ed esaustivo.

Il tempo per un brindisi, ed ecco la presentazione del libro “IL SUONO DELLA NEVE” di Silvio Danese, eccellente esempio di narrativa italiana.
Doppio momento artistico, poi, nel pomeriggio: il consueto focus sulla manifestazione “FOTOGRAMMI INCROCIATI” a cura di Filippo Mazzarella e
l’inaugurazione alla Galleria Puntin in Via Diaz della performance multimediale di Manuel Fanni Canelles “SENZA TELA”.

Arriva poi, inevitabilmente, sera.
Mentre al Cinema Ariston il pubblico accoglie con un abbraccio fortissimo l’arrivo del cineasta greco Iannis Smaragdis (dopo la presentazione del
suo film “EL GRECO”) al Giardino Pubblico ci si appresta a vivere l’ultima grande serata di cinema internazionale.

Poche calde gocce di pioggia svaniscono subito, ed ecco l’omaggio in versione cortometraggio ad Alba Rohrwacher, bionda e tenera eroina del Nuovo Cinema.
“La donna del Mister” di Claudio Cupellini è un racconto avvincente e poetico sulle vie eccentriche dei sentimenti, e appaia il contesto agonistico a quello sentimentale; oltretutto, è fulgido esempio di come si possa raccontare una vicenda di omosessualità femminile senza cadere nella retorica.
Da plauso i quattro interpreti principali: Alba Rohrwacher appunto, Rolando Ravello, Piera Degli Esposti (grande “signora” del teatro italiano) e Francesca Inaudi.
Completa la prospettiva su Alba”Mio Figlio” di Filippo Soldi, prova singolare per la Rohrwacher.

In un soffio, è già tempo della SEZIONE CEI che ci invita sul suo treno internazionale.
Parte l’Albania della coppia Adrian Cene – Bertrand Shijaku: il loro “TATOO” è un divertissement d’animazione che sfrutta un… dèrriere femminile come singolare pannello grafico. Ironia e salace satira.
Un viaggio in automobile è quanto di più comune possa capitare nella quotidianità di un individuo; ma se le prospettive vengono ribaltate, e il basso diventa l’alto o viceversa, cosa succede di questo non più scontato tragitto ? Lo racconta con piglio surreale Erwin Wurm nel suo “TELL”.
“THE NAME OF THE FILM…. I CANNOT REMEMBER THE NAME OF THE FILM” di Ibro Hasanovic (Bosnia – Erzegovina) è un intelligente percorso d’avanguardia, che ci riporta a certi stilemi cari al cinema sperimentale del tempo che fu, nonostante l’aspetto di “teatro da camera”.
Inconvenienti e sorprese del Festival! “Drama” di Anastas Djidrov viene proiettato, ma è senza audio, e la visione viene interrotta per volontà dello stesso regista.
Maddalena Mayneri stessa spiega l’accaduto, e poco dopo, magia, il film viene presentato integro.
Meno male, perchè si tratta di una pungente parodia su scrittori ed aspiranti tali, con finale da commedia macabra.

“RUCAK”della croata Ana Husman sprizza veleno da tutti i pori contro le regole convenzionali del Bon Ton: Monsignor Della Casa (autore del Galateo
appunto) sarebbe perplesso di fronte a tanta anarcoide virulenza.
Italia da Gran Premio per “SCHIAFFI” di Claudio Insegno, dove un’azienda permette a chi è furente di sfogarsi sadicamente contro un pover uomo, fino a lasciarlo sanguinante. Natruralmente a fine pestaggio bisognerà pagare una parcella…
Humour nero e due attori irresistibili: la cattivissima Giorgia Wurth e Michele La Ginistra.

Eccoci poi nelle viscere della paura con “VAMPIR – THE GUARDIAN OF TERROR ” di Karel Breizna: raffinatissimo omaggio al cinema dell’orrore classico, con tanto di riferimento al Murnau di “Nosferatu” e in generale a tutto l’Espressionismo Tedesco. Si tratta di un cortometraggio proveniente dalla Repubblica Ceca, ma atternzione, la chiave di lettura è parossistica e survoltata, alla “Frankenstein Junior” di Mel Brooks, per intenderci.

Arriva dalla Serbia la pazza Clinica del Sesso di “DECAK KOJI JE BIO SUVISE NEVIN”, dove bellissime infermiere da cardiopalma si prendono cura di soggetti sfortunati privi di doti conquistatorie. Divertentissimo, è diretto dal giovane Danilo Beckovic.

Sport e volontà, senso del sacrificio e sogni da realizzare: attraverso la storia di un individuo poco atletico che sbava dietro il Tour De France, l’ungherese Simonyi Balazs racconta privato e pubblico. Il titolo è, molto semplicemente, “TOUR”.

Ecco poi l’animazione slovacca di “ALFONZOVA MUCHA” di Peter Budinsky, e davvero su quelli che una volta si chiamavano Cartoni Animati potremmo ormai scrivere un libro: questi giovani riuscirebbero, come il Mago Houdini, ad uscire senza catene dalle acque….

“OTROTSTVO”di Dymitro Suholytky – Sobchuk è lontano prodotto della Ucraina: una volta c’erano i formalisti russi, oggi una nuova scuola artistica
sta ridelineando i confini del Cinema. Qui non esiste una riga di dialogo, solo un percorso alla Wim Wenders verso le radici del Nulla.

Se la guerra è pane quotidiano, pure i bambini mangeranno questo pane: non si fugge a quello che non è un vaticinio jettatorio, ma pura verità.
Lo spiega molto bene “TAN TAN “di Zoran Markovic (Montenegro).

Polacco, non giovanissimo, Kiwerski Krziztof firma forse il lavoro più intenso della serata: uno specie di statua posizionata in un campo innevato diventa
simbolo plurimo di guerre, rivoluzioni, conquiste popolari, decessi, mentre scorrono i decenni ed i simboli si accumulano sul medesimo soldato senza volto.
Siamo di fronte ad un lavoro di grande valore artistico e sociale, non a caso salutato da una standing ovation di quelle da brivido.
Il titolo del film è “SWIADEK 1919 – 2004”.

“BRIC BRAC” di Gabriel Achim lavora su di uno schema doppio: la fatica e gli intoppi di un regista alle prese con un protagonista in depressione, ed un contesto privato e sentimentale irto di spine come una rosa. Molta musica, ed una fotografia trasparente e “vera”.

Bicchiere della staffa, lo straziante e durissimo “EVERY BREATH YOU TAKE” dello sloveno Igor Sterk: nonostante il titolo rubato ad una canzone di Sting e dei suoi Police, è un dramma familiare senza possibilità d’uscita, ove un incidente automobilistico procura dolore ai limiti del consentito.
Appuntamento a sabato, per l’ultima avventura di Maremetraggio 2009.

[b]Riccardo Visintin[/b]

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