Diario di bordo di domenica 28 giugno 2009

Via dalla pazza folla, titolava negli Anni Sessanta un bel film con Julie Christie: era un grido di libertà, di emancipazione vitale. Anche il cinema, a suo modo, libera la mente e fa piazza pulita dei preconcetti. O almeno, questo dovrebbe essere il suo compito.

Domenica all’insegna della malinconia: in tv si omaggia Michael Jackson, una fine improvvisa che ci lascia tutti sgomenti, ed anche un po’ più poveri.

Per fortuna, la fresca serata al Giardino Pubblico ha in serbo per noi parecchie sorprese di celluloide: un ottimo antidoto contro la tristezza.

Partenza d’autore con la poesia sociale di “My little brother from the moon”(Francia), due sfide vinte con il medesimo prodotto: incantare con l’animazione e far riflettere sulla malattia. Dirige il giovane Frederic Philibert: auguri per le prossime prove, il talento c’è.

Come un parto gemellare, “Thinking when speaking”dell’australiano Anders Emblem si sposa perfettamente con il cortometraggio precedente. Anche qui due soggetti umani interagiscono contro i limiti fisici e mentali: fratellanza, spirito di sacrificio ed emozione scandiscono questo pentagramma sensibile.

Dalla Norvegia innevata arriva invece “Et kjaerlighetskapittel” del biondo Torfinn Iversen: cosa fare se al piano di sopra qualcuno … si diverte? Umorismo surreale, gradito dagli astanti.

Lo schermo si incupisce durante il film seguente, “I don’t feel like dancing”della coppia Dollhopf – Goldbrunner: violenza brutale e soprusi in un racconto targato Germania, ricco di sequenze volutamente cattive ed anticonsolatorie.

L’animazione è corposamente presente quest’anno a Maremetraggio, ma d’altra parte si tratta di uno spazio “dovuto” a questi giovani avventurieri del sogno e dell’allegoria. Non fa eccezione “Standby” di Jannis Walz (Germania).

Al cinema il tema “caliente” del turismo sessuale è ancora tabù; benissimo fa Paky Perna a parlarne nel suo breve ma agghiacciante “Pattaya è il paradiso”, apologo anche formalmente ben riuscito.

Molto noto al pubblico televisivo per le tante fiction interpretate, il vulcanico Franco Castellano offre un saporito one man show nel corso di “Una strana infedeltà”: gioco degli equivoci alla Feydeau, di buon peso.

Ridere del mondo animale si può, se una mano autoriale baciata da Dio si impegna nell’impresa: tedesco, Eshed Tomer ci fa innamorare del toporagno d’acqua, bestiola romantica e lottatrice.

Sofisticati disequilibri, invece, per “1977”, ancora un giro sul luna park dell’animazione: dirige Peque Varela dall’Inghilterra.

Plauso sincero anche per Christelle Soutif , che porta dalla natìa Francia un cadeau irresistibile: il cortometraggio “Arrosez les bien!” con tanti animali matti tra cui una spassosa tacchina.

Potenza del cinema, eccoci nel ventre dell’Arabia per il forte apologo simbolico “Bab al samah” di Francesco Sperandeo: immagini da non dimenticare in fretta.

Potrebbe sfociare in dramma il precoce talento registico del capelluto adolescente di “Bruder, Bruder” di Lars Kreyssig, chiaramente ispirato ai “Diabolici”, classico francese della paura.

“El misterio del pez”(Spagna) di Giovanni Maccelli è un confetto d’animazione che si gusta come un dipinto, curato nei dettagli lacustri.

Mentre il clima precipita verso il brutto, ecco il povero, tenero nasone di “Manfred”, a opera dello svizzero Daniel Zwimpfer.

“Racines” di Eileen Hofer ci riporta alla Svizzera per una favola sul rapporto padre – figlio della sensibile Eileen Hofer.

Surreale è la vicenda domestica di “Cotton Candy”, del disincantato Aritz Moreno, cineasta iberico, con al centro un anziano pasticcione vittima del freddo, mentre precipitiamo in un angusto e desolato mondo domestico grazie a “Dager av kjaerlighet” di Eric Magnusson (Norvegia).

Mentre ormai piove e gli ombrelli tesi fanno “colore”, l’unica sicurezza è l’imponente dose di cortometraggi previsti per lunedì sera.

[b] Riccardo Visintin[/b]

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