Diario di bordo de “L’ orchestra di Piazza Vittorio”

RAPSODIA MULTIETNICA
Siete ormai abituati a considerare “Maremetraggio” una creatura estiva? Potete tranquillamente cambiare idea, visto che attraverso il progetto “Ante (opere) prime” l’ Associazione fa sentire la propria voce anche d’inverno, una voce, ovvio, a difesa del buon cinema.
Giovedì 25 gennaio, sera, un freddo da tagliare con il coltello, ma l’occasione cinefila è italiana e ghiotta: sullo schermo compare l’opera di Agostino Ferrente “L’orchestra di Piazza Vittorio”. E’ un lavoro delizioso nella sua cornice naif, un “documusical” dal forte significato sociale e politico, fortemente voluto da un produttore attento e sensibile quale Andrea Occhipinti (ex attore). Un film che unisce alla musica il senso pieno del rispetto altrui.
Roma caput mundi, mai proverbio fu più attinente al reale: sotto il sole cocente del Colosseo o nel traffico infernale di via dei Fori Imperiali succede di tutto. Gli indiani che salmodiano a battuta libera con la loro tipica voce cantilenante, i cubani che trovano casa (e moglie) made in Italy, e poi chi viene dall’ Ungheria, e poi, e poi…Vi è anche un simpatico personaggio barbuto che ha un sogno bello e folle (tutti i sogni devono essere folli per essere anche belli!) cioè creare dal nulla un’orchestra multietnica, tutta composta da immigrati, che come una sarabanda circense e variopinta attraversi a testa alta il torpore generale.
Mentre conosciamo – fotogramma per fotogramma – le abitudini e i risvolti psicologici di chi non è italiano, si susseguono momenti di sconforto ed altri di esaltante creatività. Si tratta di una chimera delirante? Compaiono gli Avion Travel e la storia – perché di storia si tratta, e con tutti i contorni magici della fiaba apologica – prende corpo fino al finale bellissimo ed esaltante, che si conclude con una straordinaria jam – session all’insegna della comunicazione collettiva.
Appuntamento a fine febbraio con un altro piccolo gioiello italiano da riscoprire, in un’ ottica filologicamente scrupolosa che valorizza il cinema nella sua qualità di opera narrativa, prima che economica o di distribuzione. Resta da dire che mai come in questi tempi da “centrifuga” l’emozione di una prima visione cinematografica assume contorni inediti, quasi irreali.
Forse troppo home-video è passato sotto i ponti per re-abituarsi al grande schermo? Diremmo di no, e comunque la Roma esotica e caldissima di Ferrente, popolata da mille maschere umane palpitanti, vale il prezzo del biglietto.
 
Riccardo Visintin

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