“Diario di bordo” della quarta serata

BRUCIANDO UNA GIOVENTU’ CHE NON SI LASCIA BRUCIARE…
Serata di vento leggero al Giardino Pubblico; spunta qualche vestito più pesante e con precisione svizzera alle 21.30 si inizia.
La di bianco bardata Michela Cadel svolge il consueto compito delle presentazioni di rito, ma l’attenzione è già accesa per i corti di là a venire.

Inizio di qualità con il cortometraggio rumeno “Trafic” di Catalin Mitulesco: il tempo, questo inafferrabile bene comune che in pochi sanno apprezzare pienamente è al centro di un piccolo racconto urbano in cui un giovane uomo riscopre il senso delle piccole cose.
A volte basta mezz’ora rubata alla fatica per riscoprire il senso della famiglia.
Torniamo sui sentieri italici con la difficoltà introspettiva di una coppia qualsiasi in “C’era una volta un re” di Massimiliano Mauceri.
Nonostante l’evidente applicazione nel cercare un ritratto domestico e quotidiano il corto appare sfuocato e non del tutto convinto di quanto ci va a raccontare.
Di tutt’altro sapore i nove minuti di “Come ieri” di Luciano Federico; di famiglie afflitte dal morbo dell’incomunicabilità il cinema italiano è zeppo (Gianni Amelio e Nanni Moretti docet). Sembra quindi impresa ardua aggiungere scintille nuove al tema, invece la mancanza improvvisa di illuminazione in un appartamento italiano porta un nucleo familiare come milioni di altri a riscoprire un dialogo che sembrava sopito.
Punta di diamante della serata un vero e proprio esercizio registico da maestro; il cortometraggio “All in all” di Torbjørn Skårild.
Partendo dal presupposto che non sempre l’agoniato risultato finale ha un senso ed uno scopo, il regista norvegese costruisce un gioco di asimmetrie e rimbalzi – nel vero senso della parola – che diventa piroetta e gioco da circo per la macchina da presa.
L’immaginario cinematografico negli anni ci ha più volte raccontato il fascino della piscina come luogo d’azione: pensiamo solo al “Bacio della pantera” (nella doppia edizione di Jacques Tourneur ed Alan Parker) o al tristissimo “La ragazza del bagno pubblico” di Jerzy Skolimowsky.
Il disagio sociale e la solitudine di una donna peruviana sono materia portante dello straziante “Maria Jesus” di Gianluca e Massimilano De Serio.
I due giovanissimi autori eludono lo scenario italiano per raccontare una cupa storia di traffico di emigrati; la cosa migliore del film è l’uso del parlato e dei silenzi in un continuo alternarsi di sofferenze e speranze.
Il surrealismo caro a registi come Bunuel o Bresson continua a fare proseliti in chi da cinema non richiede un approccio naturalistico.
C’è lo spiega con divertita ironia l’inglese Charles Barker nel suo “Indecision”; i tormenti di un uomo in standby con la propria compagna serve all’autore per allestire una grottesca allegoria.
Forse il lavoro più sarcastico e disincantato visto nel corso della serata: il pubblico (termometro infallibile) dimostra di gradire con generosi applausi.
Il consueto approfondimento dedicato al lungometraggio vede stavolta sulla consolle del protezionista due opere del giovane Luca Lucini. Si parte con i quindici minuti del corto “Il sorriso di Diana” : uno scarafaggio romantico ed innamorato di una bella ragazza ci ricorda che l’amore non è appannaggio esclusivo del genere umano.
Più complesso il discorso sul lungometraggio “Tre metri sopra il cielo”: radiografia di una gioventù sbandata e compiaciuta del proprio sbandamento, unisce con lucida cattiveria l’attrazione delle adolescenti per la figura ambigua del “bad boy” alla desolata analisi sociale di un ambiente up to date ottuso e fanfarone.
Il film tratto dal bel libro di Federico Moccia alterna momenti di fascino (per esempio il finale) con compiaciuti echi del cinema sul disagio giovanile venuto ormai profondamente a noia.
Riccardo Visintin

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.