La leggerezza di Valia

Trieste 4 luglio – Ieri la terza serata di Maremetraggio ha proposto una selezione di cortometraggi davvero eccellente. Tema dominante il mondo (e la sua crudeltà) visto dai bambini e dagli adolescenti: giovani protagonisti, intensi, seri ed efficaci hanno reso indimenticabile la maggior parte dei corti selezionati.

È il caso di “Dajo” dell’olandese Hanro Smitsman, “quasi una versione hard dei ‘Quattrocento colpi’ di Francoise Truffaut; difficile scordare gli occhi profondi ed inquietati del piccolo protagonista” ; o di “Chyenne” di Alexander Maier, dove una ragazzina agguerrita ingaggia una lotta ‘all’ultima piuma’ con un corvo che farebbe degna compagnia agli uccelli di Hitchcock; o ancora di “Child in time” di Maja Weiss, un racconto fantastico e immaginifico che segue due fratellini incantevoli e paffuti presi nella morsa di un rapporto familiare difficile; un ‘baroque ‘n‘ roll’ poetico sull’amore, la famiglia e la guerra delle nazioni umane. “Love me or leave me alone” di Duane Hopkins è invece la storia nuda e cruda di un amore adolescenziale con tutte le difficoltà di comunicazione tipiche di quell’età.
Dalla giovniezza alla vecchiaia con il corto “Undressing my mother”, un atto d’amore del regista Ken Wardrop il quale indaga fin nelle pieghe nascoste delle carni non più sode i pensieri e le emozioni della madre che piange la scomparsa del suo grande amore.
Di tutt’altro genere lo scoppiettante “7:35 de la mañana” di Nacho Vigalondo, “un assurdo balletto da avanspettacolo, con l’improvviso atto di terrorismo finale” che ha lasciato tutti a bocca aperta. Delicato e ricercato “Who killed Brown Owl” degli inglesi Molloy e Lawlor: “attraverso un movimento di macchina fluido ed ipnotico i mille piccoli momenti di vita di un parco si infrangono contro l’orrore di un omicidio; il surrealismo della storia fa si che anche l’atto di morte passi attraverso una assonnata quotidianità”.
Anche il lungo in concorso ieri, Te lo leggo negli occhi di Valia Santella, è dominato dalla figura di una bambina, Lucia, che vive in un complicato contesto familiare. Carismatica la piccola interprete Camilla Di Nicola, che articola e riesce a compattare il difficile rapporto tra la madre, logopedista chiusa e scontrosa (Teresa Saponangelo), e la nonna, cantante in fase calante egocentrica e inaffidabile (Stefania Sandrelli). Oggi l’incontro con la regista Valia Santella al Maremetraggio Village ha fatto luce su molti aspetti della pellicola, a cominciare dalla scelta del tema trattato e del cast, azzecatissimo e diretto con sapienza dalla Santella, qui alla sua opera prima come regista di lunghi.
Sulla scia del tema dominante del festival, ovvero “la fabbrica dei nuovi talenti”, questa edizione di Maremetraggio ribadisce l’importanza di dare spazio ai giovani artisti e registi e in tal senso gli incontri del pubblico con i nuovi autori del cinema italiano diventano un’importante momento di visibilità per una crescita futura.
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