Diario di bordo – 8 luglio 2020

Fate finta di essere al timone di una nave interstellare che percorre sentieri siderali mai conosciuti prima.

Istantanee immagini che sembrano il retaggio di una vita già vissuta altrove, e sempre quella medesima sensazione di esserci già stati, di avere una sorta di autocoscienza che dichiara: “da qualche parte è già successo”.

Anche Shorts International Film Festival è una nave, che solca oceani popolati di visioni e di scansioni emotive.

In questi giorni densi di appuntamenti si susseguono momenti di emozione pura, plausibili anche grazie al supporto tecnologico.

Beatrice Fiorentino ha, per esempio, curato con la consueta attenzione la sezione Nuove Impronte; le cronache forniscono dati incoraggianti sul feedback delle pellicole da lei selezionate.

Da citare IL GRANDE PASSO di Antonio Padovan, con il formidabile Giuseppe Battiston; ma di tutti i lungometraggi presenti relazioneremo nei giorni a venire.

Come sempre spazio creativo apertissimo ai giovani, le nostre farfalle tenere e visionarie, che sbocciano al mondo con occhi carichi di progettualità; al Teatro Miela appuntamento con i video degli studenti del Deledda-Fabiani. Un evento di qualche giorno fa, che era giusto rammentare, intitolato SCIENCE FOR SUBURBS.

Mercoledì sera puntualmente dedicato ai lavori della sezione Maremetraggio, uno sguardo internazionale sempre pieno di sorprese.

Carolina Crescentini è una bellissima e talentuosa attrice italiana sempre più sicura di se stessa man mano che il tempo passa; la troviamo protagonista di FULMINI E SAETTE, a firma Daniele Lince. Si tratta di una gustosa parodia dei fumetti della Marvel Comics a base di supereroi, dove Carolina riveste il ruolo di un’eroina in calzamaglia molto più vincente nel pubblico che nel privato.

In una breve videopresentazione del suo lavoro il regista ceco Jan Vejnar ci compare come un giovane gentile dalla barba bohémien, ma la materia del suo corto FIGURANT è sferzante ed incisiva. Passaggi di ruolo e sconvolgimenti emotivi che ricordano certe atmosfere livide alla Fassbender.

L’occhio narrativo di Venere, è stato già detto, registra accordi emozionali e dissonanze molto diverse dal peso specifico maschile; VERONICA NON SA FUMARE di Chiara Marotta sceglie la fase adolescenziale come tappeto descrittivo ricco di colorazioni.

Cosa passa nella mente di un artista durante il proprio travaglio? Le emozioni forti connaturate in uno spirito così sensibile possono anche frantumare la brocca di cristallo della creatività. Succede in EGGSHELL di Case Jernigan.

Il cimema europeo, quello per capirci lontano dai fasti hollywoodiani ed immune alle lusinghe del lusso e del benessere sfrenato, ha sempre portato eccellente fieno in cascina sulla piattaforma della settima arte. Penso ad un regista come István Szabó, che in film come Mephisto oppure Via dei pompieri ha narrato una frangia umana, dolente e dai sogni malinconicamente semplici, ANNA di Dekel Berenson, con la sua protagonista, appartiene di titolo a questa categoria. Vedere per credere.

Finale di serata a cura del cinema iberico, presentato da Lluís Margarit con il suo CALVARY che già dal titolo ironizza su stempiature e intermittenze sentimentali, in modo efficace.

Guardare fuori dalla finestra è diventato un meccanismo mentale inconscio: in fondo rimangono i sorrisi dei bambini, i gatti attorcigliati al sole ed il rumore di passi umani sconosciuti su strade semideserte i nostri agganci alla filiera esistenziale.

Quando tutto questo finirà ed il silenzio assordante di cui tutti parlano sarà solo un ricordo, proveremo a capire se questa lavanda gastrica dell’anima ci ha reso migliori od uguali a prima.

Appuntamento a giovedì sera.

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