Diario di Bordo – Day 08


SHORTS INTERNATIONAL FILM FESTIVAL conosce i suoi momenti più intensi, come sempre accade quando un torrente diventa mare e poi oceano. L’inclemenza di questa estate che passerà alla storia per la sua eccentricità, consiglia di passare la serata nella tranquilla ed ovattata sala del Teatro Miela.
La prolusione alle molte visioni è di quelle da ascrivere ai migliori momenti della storia del Festival. Presentato da Chiara Valenti Omero e da Maurizio Di Rienzo, ecco davanti al palcoscenico la simpatia e la creatività di Matteo Rovere. Un regista già consolidato, amico di Trieste, è giunto fin qui per ritirare il premio “Cinema del presente 2018”.
Venti minuti abbondanti di colloquio sulle cose di cinema, sui sentimenti di una persona ancora molto giovane ma con lo sguardo ben indirizzato verso le dinamiche artistiche odierne.
Semplicemente disarmante, poi, la quindicenne Sharon Caroccia, una stella cinematografica appena nata; la sua collaborazione al film IL CRATERE di Silvia Luzi e Luca Bellino è preziosa. Presente in sala, la co-regista Silvia Luzi non nasconde una sincera, più che simpatica emotività.
Un saluto generale, ed il buio ammaliante che precede la scaturigine cinematografica esige partecipazione.
Si parte con i tre cortometraggi non visionati durante la serata di tregenda di giovedì in piazza Verdi. Figurativamente molto forte e chiaramente ispirato al prologo di 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO di Stanley Kubrick, il cortometraggio tedesco SOG di Jonatan Schwenk, ha più di un motivo di interesse.
Alcuni personaggi che potrebbero essere talpe vivono in una grotta e sono testimoni di una particolare epidemia mortale di pesci; Animazione dal contenuto ecologico sottilmente inquietante.
Dalla mitologia greca, quella che come spesso abbiamo detto elegge a colonne portanti Eros e Thanatos, attinge la cineasta estone Laura Raud; un ragazzo ed una ragazza sono protagonisti di una storia d’amore dolcissima, ma l’ambiente esterno predispone sotto i loro piedi un territorio di pericolo incandescente.
Un regista italiano di talento quale Alessandro Rizzo, unisce i moduli del genere fiabesco a quelli dell’horror onirico, aggiungendo inoltre un sentiero narrativo hard-boiled.
TWINKY DOO’S MAGIC WORLD narra di lontani arbusti infantili, che il presente non riesce a recidere.
Raffinata come una coppa di champagne ghiacciato, ecco la bellissima visione in bianco e nero di IDENTITY PARADE dello spagnolo Gerard Freixes Ribera. Un omaggio ai vecchi cari tempi della Hollywood in bianco e nero, dove con un lavoro di montaggio rivediamo in un ballo mascherato tanti volti e fisionomie artistiche che ci hanno appassionato.
BISMILLAH diretto dal nostro Alessandro Grande, parla invece dei forti dolori di stomaco di un adolescente tunisino, dell’affetto allarmato della di lui sorella e di come un processo di formazione emotiva ed esistenziale possa sviscerarsi attraverso le piccole cose.
Quando si è brutti, si è brutti! Ne sa qualcosa il povero gatto protagonista di UGLY di Nikita Diakur; un micio davvero poco attraente che deve muoversi in un ambiente crudamente inospitale. La redenzione avverrà attraverso una sorta di simbolica figura spirituale.
Egitto, terra di contrasti e di assortite agnizioni ben presenti in AGAINST MT WALL di Ahmed Fouad, significativo anche grazie ad un approccio registico antiretorico.
Di nuovo Italia sugli spalti mediante A CHRISTMAS CAROL di Luca Vecchi, dove uno straordinario e rude interprete quale Giorgio Colangeli reinventa da pari suo il genere angstersociologico; una storia di Natale dove i gingilli sono inequivocabilmente rosso sangue…
RETOUR di Pang-Chuan Huang utilizza la metafora del viaggio per raccontare una vicenda che continuamente impasta le reminiscenze passate con quelle attuali; vi è in questo lavoro di marca orientale una pregevole ricerca narrativa che coglie alla perfezione il senso della caducità degli zampilli umani.
Mai visti tanti horror come in questa edizione del Festival, e la cosa non può che renderci più che felici. Avete mai riso fino allo sfinimento davanti ad un vero e proprio bagno di sangue? Può succedere se a provocarlo è la giunonica e terribile moglie assassina di RIP della coppia Pintó e Casas. Un cortometraggio cattivissimo, caustico, semplicemente geniale nel suo dissacrare i riti funebri.
THURSDAY NIGHT arriva dal Portogallo ed è firmato da Gonçalo Almeida; una commovente parabola sul mondo animale, gestita da due cani che riescono a raccontarci una storia senza dialogo morbida come un piumino eppure così vivida nei suoi diaframmi esistenziali. Una compagine fondamentale quando si vuole accendere quella fiamma chiamata Cinema è la sonorizzazione; esistono veri e proprio maestri di quest’arte che procede di battito in battito per rendere a noi spettatori una fluida visione anche uditiva.
AWASARN SOUND MAN di Sorayos Prapapan giunge dalla Thailandia e contiene anche molti momenti sinceramente divertenti.
Conclusione molto dopo la mezzanotte con 9 PASOS della coppia Crespo Abril e Pérez. Dario Argento ha spesso parlato del suo atavico terrore nei confronti dei corridoi, specialmente
domestici; la paira che qualcosa ci aspetti “dall’altra parte”, può essere sensorialmente sconvolgente. Il padre ed il figlio protagonisti del cortometraggio in questione, vivranno un passaggio del testimone orripilante, e lo spettatore ne è palesemente coinvolto.
All’esterno del Teatro Miela l’aria è fresca ma non fredda, siamo sazi dopo cotante visioni, e in un soffio è ora di congedarsi.
Appuntamento a sabato sera, per le premiazioni e le avventure cinematografiche di rito!