DIARIO DI BORDO DI LUNEDI 30 GIUGNO 2008

Alfred Hitchcock –uno che di cinema se ne intendeva- era solito dire che i film rappresentano una versione della vita “senza pause e momenti morti”. Sono d’accordo: a chi non piacerebbe vivere avventure, amori, viaggi, esperienze bellissime bypassando il grigio così come si screma il latte? Senza indugi o rimpianti?
Pensando a tutto questo, lunedì sera al cinema Ariston, quando il soffio affascinante del cinema europeo ha toccato noi spettatori per quattro volte. Andava infatti in scena la preziosa retrospettiva dedicata al Festival del cortometraggio di Clermont Ferrand, pregevole associazione francese dedita alla salvaguardia delle piccole grandi “scintille di cinema”. Trent’anni sono un compleanno importante per questa compagine cresciuta esponenzialmente nel tempo, e Maremetraggio ha desiderato sottolinearlo. Partenza con il delizioso apologo umoristico-macabro di Mike Leigh “A sense of history”, documentario raccontato in prima persona che rivela qualcosa in più sugli inglesi di tanta sciocca anedottica popolare.Lavoro di cesello, manifatturiero e spassoso, “Foutaseis” di Jean-Pierre Jeunet ci racconta i gusti eccentrici di un personaggio dalla mimica incredibile, quasi un folletto da circo equestre, ma la vera forza del film consiste nel montaggio ferratissimo, immagini “a scoppio” che sanno di gioco pirotecnico.Una cocente, impietosa denuncia sociale è alla base di “Il ha das flores” del brasiliano Jorge Furtado, dove seguiamo le traversie di un pomodoro, ma, nel contempo, apprendiamo molto anche sui meccanismi monetari dell’uomo. Infine il divertentissimo “Le mozart des pickpockets”, fiaba allegorica sul mondo dei borseggiatori, con un baby-malandrino davvero impareggiabile.

Si replica martedì sera, sempre al cinema Ariston. Sfidando il black-out meterologico (che poi non c’è stato) la serata al Giardino Pubblico è iniziata con una favola a cartoni proveniente dalla Russia, “Zhiharka” a cura di Oleg Ozhinov, profumata di vecchie leggende e tradizioni. E’ interessante capire, attraverso questo lunghissimo giro d’Europa che Maremetraggio ci consente, come le diverse provenienze determinino il cuore di un film: “Zu zu” del bulgaro Miroslav Mirchev è, ancora, un’ennesima variazione sul tema del cartone animato a sfondo animale. Sinuoso, ambiguo, non immediatamente decifrabile, il top manager asiatico protagonista di “No Smoking Company”, del nostro Edo Tagliavini è ritratto come un origami a più facce. Giunge dal Portogallo, altresì, la brevissima (un minuto!) allegoria agreste di Vitor Lopes, anche sceneggiatore del suo “Irmaos desastre – 50%”. Quale rovello più spinoso si può immaginare se non quello legato alla ricerca di un lavoro degno di questo nome? Lorenzo De Nicola ne parla in maniera acre nel suo “Il lavoro”, con tanto di colonna sonora roboante dei System of A Down.
Su come lo sguardo umano sia ingannatore si è costruita tutta una scuola di pensiero (morale ed artistico); un corniciaio di nome Gilberto vede una donna muoversi da una fotografia. Realtà o sogno? Dirige Alessandro De Cristofaro, il titolo è “Do you see me?”. Un insetto dispettoso si trova al centro della storia di “Ctrl Alt fly” di Victor Santos (Portogallo): l’idea è buona, la realizzazione un po’ meno. Pesantissimo, d’altro canto, il sottotesto morale di “Guinea pig” ad opera di Antonello De Leo: esperimenti, torture, sadismo, fino ad un sorprendente finale che capovolge tutto! “Migration Assiste” di Paline Pinson schiera degli adorabili volatili in viaggio verso l’amore! Il paese di provenienza è la Francia. Il cinema d’azione (digitale, manipolato o “naif”) quest’anno è corposamente rappresentato, spesso da cineasti surreali e inseguitori del grottesco: ridono tutti in platea, infatti, quando compare una pecora-ballerina di lap dance. I lupi presenti in un improbabile locale notturno gradiscono, noi pure.Il minifilm è slovacco, diretto da Jurai Kubinec e si intitola “Woolf”. “Lacreme napulitane” di Francesco Satta è, purtroppo, un’occasione mancata per il regista, che nel raccontare le contraddizioni del nord Italia nel suo rapporto con il sud, inciampa in tutti i luoghi comuni possibili.
Funziona unicamente (ma se ne saranno accorti solo i cinefili integralisti) la citazione del famoso sketch televisivo anni cinquanta del “Capitone”, protagonista il caro Walter Chiari. Cinema –nel cinema- invece, per il conclusivo “Just like the movies” di Michal Kosakowski, una centrifuga di immagini e riferimenti all’immaginario collettivo: è un film austriaco. Appuntamento a martedì sera, per le consuete, numerose, proiezioni.
Riccardo Visintin
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