Diario di bordo di lunedì 3 luglio

… E IL VENTO DISPERSE LA PIOGGIA
Lunedì è il giorno grigio per antonomasia: visi tirati in ufficio, poca voglia di intrattenere relazioni sociali, la noia come regina sovrana.
Maremetraggio sovverte queste regole, con il suo collettivo abbraccio cinematografico, sempre più profondo e blu!
Ecco al Maremetraggio Village, nel cuore della mattinata, l’incontro con il regista Lorenzo Hendel e con la sua creatura di celluloide “Quando i bambini giocano in cielo”; chi conosce il nostro Festival sa bene come sia appassionante visionare un film la sera prima e poi ritrovare il regista del medesimo a due palmi dal proprio naso.
E’ una delle caratteristiche-clou di Maremetraggio, un vero e proprio fiore all’occhiello.

Nel pomeriggio, taglio del nastro per il laboratorio cinematografico “Luna-park” creato in sinergia con la Scuola Holden e Fandango Produzioni. Sugli spalti Chiara Balestrazzi e Enrico Verra hanno tenuto una lezione sulla scrittura per il cinema e la regia.
Ore diciannove all’insegna della tensione meteorologica, un gioco sadico che sembra partorito dalla penna di Dario Argento: pioverà o non pioverà?
Alcune gocce assassine sembrano far presagire il peggio, poi Giove Pluvio ripone le sue armi in cantina.
Serata al Giardino Pubblico, quindi, con un gustoso fuori-programma calcistico che attiene alla possibilità di trasmettere martedì la partita in sostituzione dei corti, il plebiscito popolare è inequivocabile: viva il cinema!
Sei – cortometraggi –sei in programma, sei diversi modi di pronunciare la parola “cinema”.
“Fare bene Mikles” di Christian Angeli è forse il più introspettivo, doloroso e sofferto tra i lavori visti finora: un travaglio generazionale intinto di malinconia.
“Before dawn” di Balint Kenyeres proviene dall’Ungheria ed il suo taglio minimalista aggiunge pathos ad un percorso drammaturgico perfetto; ancora controversi e sfaccettati nodi parentali per “Milk” di Peter Mackie Burns, confronto… idrico tra nonna e nipote.
L’iberico “Tadeo Jones” di Enrique Gato ci trasporta in uno spassoso scenario avventuroso (formato cartoon) dove scegliamo le tribolazioni di un improbabile Indiana Jones.
“Post-it” di Michele Rho è poesia allo stato puro, acquarello naif sul microcosmo infantile tra latte, miele e scintille di dolore.
Infine “Family” di Paul Sorin Damian battente bandiera romena, crudezza disincantata e buona costruzione narrativa.
Atteso da molti, arriva a concludere la soirèe “La cura del Gorilla” di Carlo A. Sigon, lungometraggio di cui molto si è parlato per il “vernissagge attoriale” di Claudio Bisio, passato dalla comicità televisiva e dal teatro satirico – grottesco ad un ruolo propriamente drammatico.
Il film gode di momenti di luce e di altri d’ombra, comunque è godibile ed è straordinario Ernest Borgnine gloria holliwoodiana. A martedì!
 
di Riccardo Visintin

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