Diario di bordo di venerdì 30 giugno

SI APRONO LE DANZE (CRONACA DI UN SETTIMO DEBUTTO AZZURRO)
Ebbene sì, sventolare la bandiera del cinema (quello vero, forte, sanguigno) merita ancora.
Ce ne siamo accorti tutti venerdì 30 giugno alle ore 18.00 quando non pochi cinofili esenti dallo shopping post-lavoro hanno scelto di fermarsi davanti e dentro il candido spazio del Maremetraggio Village; l’affetto non è acqua (tanto per restare in tema…)

Bravi, avete fatto bene: vi siete regalati una assoluta anteprima nel segno dalla più pura poesia cinematografica, visto che il soggetto in esame era Roberto Rossellini ed una bellissima mostra a lui dedicata.
 
Di Rossellini un grande regista come Otto Preminger ebbe a dire: “la storia del cinema si divide in due ere: una prima e una dopo Roma città aperta “.
 
Ecco perché l’inserimento di tale mostra nel carnet di Maremetraggio va ha assolutamente evidenziato.
 
Subito dopo tra i tavolini del bar Audace, si è svolto il tradizionale cocktail d’inaugurazione, allietato dalla presenza dei tanti amici di Maremetraggio tra i quali è doveroso almeno citare la dolcissima Sabrina Impacciatore (“…E se domani”).
 
Poi, finalmente, la grande serata al Giardino Pubblico, con la lieta sorpresa di trovare parecchi spettatori in platea nonostante la febbre calcistica concomitante. Presentata da Cristina Bonadei, la manifestazione ha aperto i battenti con una serie di opere che hanno subito palesato la presenza di autori decisi e veraci: non a caso tutti i temi affrontati (amore, guerra, lavoro, società) sono capi saldi del cammino esistenziale umano: faccenda, insomma, di non poco conto.
 
Il primo lavoro “Remain Uprigth!!” del giovane macedone Kristijan Risteski, sembra una variazione “hard boiled” di “un giorno di ordinaria follia” con Michael Douglas: qui e là il protagonista è un uomo normale condotto nel vortice della violenza e della follia dal malessere di vivere quotidiano; sferzante, anti consolatorio, è un frammento di nitroglicerina pura contro i dettami del “bien vivre”.
 
Polvere sottoforma di copioso pulviscoli banchi scende interrotta nel cortometraggio turco “Toz” di Fatih Kizilgok, quasi una versione moderna delle “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman; la luce bianchissima e quotidiana fotografa il bianco e il nero di una coppia, ma l’inquietante finale non lascia presagire per lei nulla di buono.
 
Tredici cupi, tesi, angoscianti minuti di terrore bellico: questo ci offre l’ungherese Balint Kenieres con il suo “Bifore dawn, after death”; l’odore della morte è sempre nell’aria, chi ritorna a casa non è meno vittima di chi muore.
 
Menzione a parte per l’italiano, straordinario “Oh partigiano!” di Ernesto Lama: due minuti due per abbattere ogni retorica comune sulla guerra e su come narrarla; è l’unico caso a memoria di chi scrive di un lavoro in cui ci sono delle semplici fotografie a fungere da tessuto narrativo.
 
Innovativo in altro senso “Neon” di Francesco Cannito, in cui ritroviamo la già vista a Maremetraggio Elisabetta Rocchetti; l’intreccio parte come un sexi melò e tracima nel puro horror da grand-guignol: non comuni le idee visionarie, che ci fanno affezionare ad un regista ancora imperfetto.
Sipario finale per il corto italiano “Runaway” di Michele Alaique: siamo sempre nei dintorni della grande cronistoria della coppia, vista in questo caso da un punto di vista tipicamente maschile.
Ecco un esempio di opera cinematografica molto ben recitata ma non altrettanto ben sorretta da una sceneggiatura funzionale al tema.
 
Spazio poi per il lungometraggio “…E se domani” di Giovanni La Parola che unisce alla già citata Sabrina Impacciatore i divi televisivi di “Camera Café”, Luca e Paolo.
Interpreti professionalmente tutti ben addestrati, ma il montaggio non rende onore ad una storia abbastanza ben congeniata.
 
Appuntamento a sabato sera, stavolta senza particolari… ostacoli calcistici!
 
di Riccardo Visentin
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