Diario di bordo – Day 04


Lunedì 4 luglio – Day 04

Serata finalmente fresca e ventilata, eccoci quindi riconsegnati alla location di Piazza Verdi, adulti e bambini in platea restituiscono un’idea di adesione collettiva al Cinema tout court.

Apertura delle visioni con la coppia alla ricerca di un nuovo domicilio voluta da Federico Untermann per Todo lo demás, dove di minuto in minuto la frattura morale tra i due protagonisti diviene più macroscopica.

Mirabile, pochi minuti a seguire, la visione del mondo infantile di Tannaz Hazemi, autrice di Before the Bomb. Siamo di fronte a una vicenda poetica e al contempo straziante, dove una bambina molto matura per la sua età e il di lei fratellino vengono quasi abbandonati a loro stessi, e affrontano gli adulti e i pericoli del mondo esterno con encomiabile determinatezza. Nel finale si ipotizza una fuga dei due piccoli verso un paradiso lontano, reale o forse metaforico.

Un autentico senso di mistero, di immaginazione sospesa, tiene sulla graticola gli spettatori di 112 a firma Wenceslao Scyzoryk , tunnel psicologico sul filo del telefono.

Emozioni di robusto carico, invece, per Hoe Ky Niels werd della cineasta olandese Els Van Driel, che con la disarmante naturalezza del docufilm racconta una storia palpitante, sulla diversità di genere e sugli azzardi del destino che a volte sposta l’ordine anche sessuale degli esseri umani.

Beach Flags è un cortometraggio diretto da sensibile mano femminile, quella di Sarah Saidan che ci trasporta in un cortometraggio tutto sabbia ed acqua, ma la cornice esotica non può far dimenticare che si parla di istanze femminili, di orgoglio e di diritti, il tutto in un contesto agonistico.

Gabriel Harel, firmatario di Yùl et le serpent, narra invece una vicenda affascinante dove un piccolo protagonista reagisce alla prepotenza, ed è ancora una volta un cartoon dai risvolti epici, umani, avventurosi nel senso più ampio del termine.

Non è una storia semplice quella pensata da Leah Johnston per My Younger Older Sister, nel quale l’elaborazione del lutto da parte di una ragazza passa attraverso mille anfratti diseguali. Poesia pura.

Quante risorse, nel mondo femminile, quante capacità di attraversare mari e monti senza smarrire alcuna scintilla di autenticità.

Se ne fa giusto carico Alexis Korycinski firmando The Haircut, dove una ragazza si addentra nel rigido mondo militare scoprendo la propria energia morale interna.

Un padre, una figlia, due bicchieri pieni di fremiti, ma sgorganti da bottiglie diverse. Mohamed Kamel, regista di Rabie chetwy, dimostra di conoscere le ustioni dell’introspezione, e tale sensibilità viene premiata dagli spettatori.

Ancora conflitti bellici e soprusi, angoscianti birilli umani scaraventati nel bowling dell’inferno. Stavolta se ne occupa Sajjad Abbas, che grazie a The Iraqi Superman sfrutta le modalità d’animazione per una storia bella e sferzante.

Disco Inferno della talentuosa Alice Waddington omaggia un vecchio e affascinante sceneggiato francese degli Anni ‘60, Belfagor ovvero il fantasma del Louvre.

Bianco e nero raffinatissimo, atmosfere horror ancient style, una vicenda surreale che ha il medesimo titolo di un celebre brano discomusic degli anni che furono.

Mezzanotte passata da qualche minuto, due ragazze straniere sedute davanti a noi indugiano a scambiarsi opinioni sulle immagini appena trascorse.

Potenza del cinema, che è confronto, a volte scontro, sempre comunicazione. Come è giusto che sia.

Appuntamento a martedì sera, che la festa cinematografica continui…

Riccardo Visintin