Il valore “economico” della cultura: la verità è che per un euro investito ne ritornano tre


All’interno del Torino Film Festival sono stati presentati oggi i primi dati della ricerca “I festival come “valore” economico e culturale“, promossa dalla IULM (Libera Università di Lingue e Comunicazione) di Milano in accordo con l’AFIC (Federazione dei festival italiani di cinema) e con l’apporto dell’istituto di ricerca di mercato Makno.


“I risultati della ricerca – ha spiegato Gianni Canova, Preside della Facoltà di Comunicazione della IULM – dimostrano che non ha più senso continuare a pensare agli investimenti alla cultura come un vuoto a perdere. Mi piace sottolineare la novità metodologica della ricerca che è stata anche il punto d’incontro virtuoso tra una struttura accademica con il coinvolgimento degli studenti, un
team di ricercatori privati e una libera associazione che raggruppa la maggior parte dei soggetti della ricerca. I risultati dimostrano che la cultura è fondamentale per la crescita del nostro Paese. Non è una ruota di scorta”.
“La ricerca è importante – ha aggiunto Giorgio Gosetti presidente dell’Afic – perché è uno sguardo esterno, non complice ma oggettivo sui nostri festival di cinema, in grado di mettere in discussione alcuni pregiudizi. I risultati sono lo specchio del cinema e dell’audiovisivo più in generale dove c’è molta buona volontà, casi di eccellenza assoluta, arte di arrangiarsi tipicamente italiana ma anche grandissima difficoltà di operare in territori con regole certe”.
“Il lavoro è in fase di completamento – entra nel dettaglio Mario Abis, direttore generale di Makno ‐ e la versione definitiva verrà presentata alla Iulm nel prossimo mese di marzo. Su 60 festival controllati ci si è soffermati su una dozzina con un lavoro durato un anno e partito proprio qui a Torino un anno fa.
E’ un’analisi nuova che mostra in particolare cosa ricade nel territorio rispetto agli investimenti. Il dato più importante è che per un Euro investito ne ritornano circa tre. I soldi investiti non sono quindi persi ma ritornano. Le tabelle che siamo in grado di pubblicare dimostrano ampliamente questi numeri. Interessanti anche i dati relativi all’occupazione avviata misurata nel valore delle giornate di lavoro. Così come quelli del pubblico, in genere giovane e di livello altro d’istruzione. L’aspetto su cui i festival possono migliorare è nella qualità organizzativa”.
“Ritrovo in questi dati – ha concluso Cesare Vaciago, City manager della città di Torino – un discorso importante che mi sembra i festival portino avanti: la costruzione dell’economia dell’evento. Oggi bisogna puntare più a sostenere la cultura dell’evento rispetto a quella paludata a costo fisso”.
L’appuntamento quindi è per la giornata di studi di marzo 2012 con la pubblicazione in volume degli esiti definitivi dell’indagine. L’elaborazione di parametri d’analisi verranno messi a disposizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e degli Enti locali.

Scarica qui il comunicato stampa ufficiale dell’AFIC

Torino, 1 dicembre 2011