Ai personaggi non si comanda


Sabrina Impacciatore, nata a Roma nel 1968, trova la sua grande occasione nella redazione del fortunato programma di Boncompagni, Non è la Rai, dove lavora come segretaria. Un giorno Boncompagni le dice: “Inventa una rubrica, da lunedì vai in onda”.

Sabrina Impacciatore

Ai personaggi non si comanda

intervista a cura di Corrado Premuda


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Corrado Premuda (CP): Fucine Mute incontra Sabrina Impacciatore a Trieste durante il Festival di Maremetraggio per presentare il bel film di Giovanni Morricone che s’intitola Al cuore si comanda.
Nel film tu tratteggi un ruolo dalle grandi sfaccettature, una donna di oggi, con la sua arroganza, la sua presunzione, se vogliamo, ma poi anche con tutte le debolezze. Ti sei ispirata a qualcuno? Hai lavorato molto sul personaggio? Com’è stato calarsi in questa parte?

Sabrina Impacciatore (SI): Guarda, il personaggio m’ha affascinato subito in prima lettura: un personaggio apparentemente negativo, una donna, appunto, molto cinica, molto disincantata, molto dura e anche portatrice di sentimenti negativi, di competitività, di invidia nei confronti della propria amica. Però quello che mi stimolava era la possibilità che la sceneggiatura mi offriva di esplorare la rotondità di questo personaggio. Mi spiego: in realtà tutta questa arroganza è soltanto una corazza che lei s’è costruita per nascondere la propria vulnerabilità, la sua debolezza e il suo grande bisogno di essere amata. Ciò che mi è piaciuto subito di questo personaggio è che rappresenta un po’ le nuove femmine indipendenti, così apparentemente sicure di sé e che in realtà nascondono sempre la stessa sindrome di Cenerentola, il desiderio dell’arrivo del principe azzurro, il sogno dell’amore… quindi una figura femminile moderna, ma allo stesso tempo in qualche modo antica.

CP: In Al cuore si comanda reciti affianco a Claudia Gerini. Come è stato il rapporto da attrici sul set?

SI: Io Claudia l’adoro: noi siamo amiche da tanti anni, ci conosciamo da quindici anni più o meno, ma è solo con questo film che abbiamo avuto la possibilità di recitare insieme su un set cinematografico. Siamo state contentissime di poterlo fare. E ovviamente sono stata felice anche di lavorare con Pier Francesco Favino, il protagonista maschile, un mio carissimo amico… quindi è stato un po’ come stare in famiglia ed è una situazione in cui ci si sente molto bene. Figurati che, avendo già un affiatamento nella vita, passavamo la pausa pranzo in roulotte a mangiare insieme, a chiacchierare… Insomma è stato bello!

CP: In questi anni hai recitato in alcuni film importanti che hanno dato una pennellata sulla generazione dei trentenni, dei giovani italiani. Penso ad esempio a L’ultimo bacio in cui tu interpretavi forse il personaggio più concreto, più pratico, la donna che pensa alla famiglia e in qualche modo cerca di riportare il suo compagno con i piedi per terra dicendogli di crescere. Pensi di aver dato un contributo a tratteggiare il ritratto dei trentenni di oggi che non vogliono crescere, in un film che non vuole essere per forza di ricerca, né una profonda indagine sociale, ma che è senz’altro uno specchio dei nostri tempi?

SI: Sì, è la sindrome di Peter Pan di cui purtroppo siamo affetti tutti. Mah… non so se ho dato un contributo a fotografare una generazione, comunque un attore lo spera sempre. Quando fai anche un piccolo ruolo, qualsiasi cosa tu faccia, speri sempre di andare oltre e di poter comunicare qualcosa… Questo personaggio è interessante perché all’apparenza sembra un ruolo negativo, della rompiscatole isterica a tutti i costi. In realtà dietro c’è anche lì un’insoddisfazione, un’inquietudine forte, la presa di coscienza del fatto che il proprio compagno non è adeguato ad affrontare la situazione, che è affetto dalla sindrome di Peter Pan con desideri di fuga… Questo però non vuol dire che anche il mio personaggio non abbia gli stessi desideri: è forse proprio questo stesso impulso che genera il conflitto. Non è che una donna nasce madre, casalinga e vuole conservare questo ruolo: penso che invece una donna quando diventa madre abbia un conflitto. Io non sono mamma però immagino che ogni donna viva il conflitto tra la condizione della maternità e il bisogno di essere donna, di essere un essere umano con le proprie urgenze. Quindi, nel film, il non essere sostenuta dal proprio compagno è una cosa molto difficile da affrontare.

CP: E parlando invece di ruoli molto diversi da questi, recentemente hai fatto parte anche del cast di uno dei film più chiacchierati, più visti della stagione, un film che senz’altro resterà nella storia del cinema, cioè The Passion di Mel Gibson. Com’è stato entrare in questo tuo ruolo, piccolo ma significativo? E com’è Mel Gibson? Com’è stato lavorare con lui?

SI: Allora, Mel Gibson è una persona speciale e sono felice di aver avuto il privilegio di incontrarlo e soprattutto della possibilità di lavorare con lui, perché è una forza della natura… È pazzo! Ha talmente tanto entusiasmo, talmente tanto amore… è incredibile vedere che una superstar come lui ha questa generosità continua, proprio straripante, che coinvolge tutti, e poi una disponibilità totale, un grande rispetto per il lavoro di tutti: queste sono cose che mi hanno letteralmente conquistato. Lavorare con lui, soprattutto in questo film, è stata un’esperienza indimenticabile perché c’era una grandissima motivazione da parte di tutti, c’era un’atmosfera molto forte che ha contagiato anche i più scettici… compresa me! Io sono una scetticona però mi sono lasciata trasportare… Infatti ho vissuto un’esperienza vera nel ruolo di Veronica. Mi è successo di provare, per la suggestione incredibile che ho avuto, non una semplice rappresentazione dell’esperienza ma la sensazione di aver vissuto qualcosa d’importante che ha lasciato un pensiero dentro di me che ancora oggi conservo.

CP: Nella tua carriera c’è anche la televisione. Tu hai fatto programmi importanti, sei riuscita a creare anche dei personaggi che sono rimasti nell’immaginario collettivo. Vorrei sentire una tua opinione su Raiot e su quello che è successo con la chiusura anticipata del programma, anzi con il boicottaggio di questo programma.

SI: Eh, Raiot per me è una spina nel fianco perché, anche se io ho partecipato soltanto ad una piccola parte del programma, è stato veramente terribile dover sopportare la violenza della censura. La trasmissione doveva durare sei puntate, dopo la prima invece è stata silurata come si è potuto ben vedere sullo schermo e per me questo è stato sia un dolore di carattere personale sia di carattere più generale, più universale rispetto al contesto sociale, socio-politico in cui ci stiamo muovendo in questo momento. Credo che la libertà di pensiero, di espressione, sia comunque il valore assoluto e irrinunciabile di una democrazia e quindi tutti devono avere la possibilità di esprimere la propria direzione, anche se di critica. L’importante è dare la possibilità al pubblico di scegliere, no? E il pubblico, secondo me, in questo caso non ha avuto la possibilità di scegliere se guardare o meno una cosa: in fondo il pubblico ha in mano un telecomando e può decidere con un “questo sì, questo no”. Perché gli deve essere tolta questa possibilità? Tutto questo mi fa sentire male, come persona, capisci? Io vorrei vedere tutto, tutto, per poter fare le mie considerazioni e le mie scelte, però le vorrei fare io le mie scelte, senza che qualche genitore invadente debba scegliere per me.

CP: Invece vorrei farti una domanda divertente: mi ricordo del tuo personaggio di Darla, l’aspirante attrice, che facevi a Macao dove nominavi spesso Citto Maselli… e poi con lui hai lavorato. Come mai l’amore e l’ossessione per Citto Maselli?

SI: Questo faceva parte del personaggio: un’attricetta ignorantissima, ignobile, proprio una catastrofe di essere umano; quello che mi divertiva molto è il fatto che un’attricetta cinica e terribile, così ignorante, avesse il mito di Citto Maselli, che è un autore impegnatissimo e che rappresenta un cinema molto serio ed impegnato. Per cui nasceva un grande paradosso e il tormentone era appunto: “Citto, io vorrei tanto fare l’amore con te! Eyà!” E Citto è stato talmente spiritoso da farmi una sorpresa durante la trasmissione: è venuto in diretta e io ho perso otto chili in un attimo perché l’ho visto e sono rimasta immobile. E lui alla fine della trasmissione mi disse: “Guarda, tu mi piaci tantissimo, vedrai che farai un ruolo nel mio prossimo film!”. Io ho pensato: “Vabbè, queste sono le cose che si dicono così…”. Un anno dopo Citto Maselli mi ha cercato attraverso le agenzie e mi ha offerto un ruolo nel suo film. Tu capisci che serietà intellettuale? Io lo amo Citto! Citto vorrei fare l’amore con te! Dove sei?

CP: Ultima domanda: so che tra poco girerai un video di Vasco Rossi…

SI: Sì, ma non ne posso parlare…

CP: Ok. Hai progetti futuri? Puoi anticiparci qualcosa delle prossime cose che farai?

SI: Sto decidendo in questi giorni, ho diverse proposte cinematografiche. La televisione invece, per il momento, sto cercando di evitarla… forse farò una piccola cosa in TV questo autunno, vediamo se sono ispirata. E adesso, quest’estate, dovrei fare un film, però ancora non ne parlo perché non avendo ancora deciso definitivamente né firmato il contratto, ancora non è il caso di parlarne. Però penso proprio che accetterò di farlo.

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Sabrina Impacciatore, nata a Roma nel 1968, trova la sua grande occasione nella redazione del fortunato programma di Boncompagni, Non è la Rai, dove lavora come segretaria. Un giorno Boncompagni le dice: “Inventa una rubrica, da lunedì vai in onda”. Non appena inizia a condurre, diventa subito un personaggio televisivo.
In tv ha lavorato nel varietà di Raidue Convention, ma il grande successo arriva con il film rivelazione di Gabriele Muccino L'Ultimo Bacio, preceduto da una parte ne Il compagno (2001) di Citto Maselli. La troviamo anche in Concorrenza Sleale (2001) e Gente di Roma (2003) di Ettore Scola, in Il Mare non c’è paragone (2001) di Eduardo Tartaglia e in un film prodotto da Raifiction Cerco Lavoro (2001) con la regia di Luca Manfredi, Anna Di Francisca, Alberto Simone. Sotto la direzione di Giovanni Morricone, interpreta il personaggio di Paola nella commedia Al cuore si comanda (2003). Nel 2004 ha ricoperto il ruolo di Veronica in The Passion di Mel Gibson.